Bulimia: mangiare, abbuffarsi come un fiume in piena

Bulimia: mangiare, abbuffarsi come un fiume in piena

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Bulimia: mangiare, abbuffarsi come un fiume in piena

Tra i disturbi del comportamento alimentare, la bulimia, rappresenta uno dei disturbi maggiormente diffusi, in particolar modo tra le donne (giovani adolescenti).

Attraverso le ricerche empiriche condotte presso il Centro di Terapia Strategica Breve, di Giorgio Nardone, è possibile delineare un “quadro” ben preciso della bulimia e, in particolar modo, quali sono le modalità comportamentali tipiche delle persone bulimiche che contribuiscono ad incentivare il problema.

Come un fiume in piena

Chi soffre di bulimia, allo stesso modo delle persone anoressiche, si caratterizza, solitamente, per una grande fragilità emotiva, ma a differenza di quest’ultime, presentano notevoli difficoltà rispetto alla gestione di una dimensione in particolare: la capacità di controllo delle proprie reazioni.

La tipica dinamica nella quale si ritrova la persona bulimica, infatti, è la seguente: comparsa di una sfrenata tendenza ad abbuffarsi, accompagnata ad un piacere incontrollabile nel gustarsi il cibo e, al contempo, presenza di una costante paura di perdere il controllo. A differenza delle anoressiche, che optano per l’astinenza totale, le bulimiche, cercano di controllare il loro desiderio di mangiare, ottenendo un risultato disastroso, dal momento che, più si impongono e si sforzano di non mangiare e si limitano, più, paradossalmente, finiscono con l’incrementare il desiderio di lasciarsi andare alle abbuffate e a cedervi in maniera incontrollata.

Nella maggior parte dei casi, i soggetti bulimici, dopo aver scoperto la piacevolezza del cibo, finiscono con l’utilizzarlo come un vero e proprio rifugio, un momento di “ristoro” rispetto alle proprie insicurezze e difficoltà personali; non a caso, metaforicamente, possono essere rappresentate con un “carciofo”, con la parte “tenera” e buona di sè, protetteta dalle scorze e dalle spine (il grasso).

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Boteriane e yo-yo

L’analisi di numerosi casi studiati, presso il centro di terapia breve strategica, ha permesso di individuare due principali categorie di bulimiche e che sono state definite:

  1. Boteriane: si tratta solitamente di soggetti, definiti “grandi obesi” e che dichiarano, apertamente, di essere incapaci di mettersi a dieta. Queste persone, avendo sperimentato l’incapacità a dominare i propri impulsi, finiscono con l’usare il cibo come rifugio, allinterno del quale nascondersi e sentirsi protetti, rispetto anche alle loro personali difficoltà. Il grasso e il cibo, per loro, rappresentano pertanto, una vera e propria “protezione relazionale”.
  2. Yo-yo: rientrano in questa categoria, quelle persone che, come un vero e proprio “yo-yo”, oscillano costantemente tra il peso forma e i chili in eccesso. Chi rientra in questa categoria, solitamente, riesce a stare a dieta per un breve periodo di tempo, riuscendo anche a perdere peso, per poi, lasciarsi andare, in maniera incontrollata, ai piacere del cibo e riacquisire nuovamente tutti i chili persi. Le bulimiche “yo-yo”, pertanto, alternano costantemente la dinamica controllo-perdita di controllo. Al pari delle boteriane, inoltre, la maggior parte delle volte, utilizzano il cibo come luogo per sentirsi protette e provano un profondo senso di agitazione, nel momento in cui percepiscono che, dimagrendo, possono essere, in qualche modo, “desiderabili”.

Un trattamento efficace per la bulimia, è quello strategico breve, che attraverso l’uso di particolari prescrizioni e di una logica “non ordinaria”, è in grado di intervenire sbloccando la sintomatologia. (Leggi come funziona la terapia breve strategica)

 

Criteri diagnosti della bulimia nervosa secondo il DSM

Ricorrenti episodi di abbuffate compulsive. Un’abbuffata compulsiva è definita dai due caratteri seguenti (entrambi necessari).
Mangiare,in un periodo di tempo circoscritto (per esempio nell’arco di due ore), una quantità di cibo che è indiscutibilmente maggiore di quella che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso periodo di tempo in circostanze simili.
Sensazione di mancanza di controllo durante l’episodio di abbuffata (per esempio sentire di non poter smettere di mangiare o di non poter controllare cosa o quanto si sta mangiando).

Ricorrenti comportamenti di compenso volti a prevenire l’aumento di peso, come vomito autoindotto, abuso-uso improprio di lassativi, diuretici o altri farmaci; digiuno o esercizio fisico eccessivo.
La modalità di abbuffata compulsiva e l’uso di mezzi di compenso avvengono in media almeno due volte a settimana per tre mesi.
La valutazione di sé è influenzata, in maniera inappropriata, dalle forme e dal peso del corpo.
Il disturbo non si riscontra soltanto nel corso di episodi di anoressia nervosa.

Sottotipi

Tipo purgativo: il soggetto ha l’abitudine di provocarsi il vomito, o quella di usare in modo inadeguato lassativi o diuretici.
Tipo non purgativo: il soggetto usa altri comportamenti impropri di compenso, come il digiuno o l’esercizio fisico eccessivo, ma non ha l’abitudine di provocarsi il vomito né quella di usare in modo inadeguato lassativi o diuretici.

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Bibliografia

  • G. Nardone, T. Verbitz, R. Milanese, Le prigioni del cibo, Edizione Tea, 2005
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Dott.ssa Simona Lauri - Psicologa Milano

Psicologa Psicoterapeuta e Coach Alimentare at Benessere Pratico
Psicologa e psicoterapeuta breve strategica. Oltre che offrire interventi di psicoterapia breve, mi occupo di coaching alimentare e sportivo.

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