Childfree: liberi dai bambini!
Articoli di psicologia - Mamma e bambino
Scritto da Dott.ssa Simona Lauri - Psicologa Milano   
Venerdì 17 Febbraio 2012 00:00

childfree

Cameron Diaz ed Elisabetta Canalis due esempi di donne belle, ricche, famose e…contente di non avere figli! E’ questa la nuova tendenza che dall’America si sta gradualmente diffondendo in Europa e, anche se molto, lentamente sta prendendo piede anche nel Bel Paese. Un esercito di donne pronte a dichiarare “guerra aperta” a pannolini, biberon e tutto ciò che ruoti attorno al mondo dell’infanzia e fermamente convinte che essere donna non necessariamente equivalga ad essere madre.

 

CHILDFREE: «BAMBINI? NO, GRAZIE!»

Negli Stati Uniti, le donne che portano avanti questa nuovo “stile di vita” si sono addirittura riunite all’interno di un vero e proprio movimento, denominato childfree, dove viene appunto affermata la libertà consapevole e serena di non mettere al mondo figli. All’interno del filone childfree è possibile individuare due tipologie di gruppi: da un lato, i dink, ovvero le coppie che tendono a posticipare continuamente la decisione di procreare e dall’altro i childfree veri e propri, cioè donne e coppie che decidono deliberatamente di non volere figli e che dichiarano apertamente di non sopportare i bambini, di non tollerarli e di vedere, addirittura, in loro la causa di tutti i mali del mondo. Di frequente i childfree oltre a dichiarare di evitare tutti quei posti pubblici potenzialmente frequentati da bambini e a mettere in atto tutta una serie di accortezze volte a stare “alla larga” da coppie con bambini, affermano, per esempio, che la scelta di non procreare, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, è frutto di una scelta “altruistica”, dal momento che, se tutti decidessero di non mettere al mondo bambini, si assisterebbe ad una riduzione dei problemi che affliggono il nostro pianeta terra, primo fra tutti il sovrappopolamento del mondo e la povertà.

 

Qual è il profilo tipo di questa nuova generazione di donne?

coppia childfreeLe donne che aderiscono al movimento childfree sono in genere donne manager, dedite alla carriera e che ricoprono incarichi di responsabilità. Sicure di sé, amano i viaggi, dedicarsi alla cura del corpo, all’arredamento della casa, alla vita mondana, allo sport e spesso l’unico “figlio” che si concedono sono gli animali domestici. Single o in coppia, si dichiarano soddisfatte dei loro rapporti sociali e della loro vita sessuale che, senza il pensiero della procreazione, risulta molto più libera e disinibita. Di fronte alla critiche di chi le etichetta come egoiste, superficiali e donne a metà, le childfree rispondono di sentirsi donne a 360° e accusano la società maschilista, colpevole di aver contribuito a diffondere il mito della donna “generatrice”. Uno stile di vita, dunque, diverso da quello delle donne-mamma ma non per questo, a detta loro, meno impegnato o superficiale. Ma al di là delle spiegazioni fornite dai childfree, come può essere letta una tendenza di questo tipo? Nei dink, la scelta di non procreare sembra derivare inizialmente da situazioni esterne come per esempio la precarietà economica, l’instabilità nei rapporti di coppia, che nascondono, comunque, paure e insicurezze personali di non essere in grado di affrontare le difficoltà che è necessario saper gestire con la nascita di un bambino e un discorso analogo può essere fatto per i childfree. Essi, però, in modo più accentuato rispetto ai dink, possono essere visti come il frutto della società di oggi che, anche e soprattutto attraverso i mass-media, amplifica notevolmente la dimensione del piacere e dove successo equivale a denaro e ad affermazione professionale, questi ultimi considerati spesso valori cardine.

Desidero chiudere il presente articolo con un quesito: si tratta  di persone che dietro alle loro dichiarazioni di odio nei confronti dei bambini, nascondono una mancanza di consapevolezza di se stessi e della loro parte più intima, ma in particolare un’insicurezza circa la loro capacità di sentirsi all’altezza di affrontare le implicazioni emotive ed il difficile ruolo che fare il genitore comporta oppure si tratta di persone che hanno fatto una scelta serena e consapevole?

 

Simona Lauri

 

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