Emozioni:il ruolo e l'influenza sui disturbi alimentari
Emozioni:il ruolo e l’influenza sui disturbi alimentari
Vota questo post

emozioni

Emozioni:il ruolo e l’influenza sui disturbi alimentari

Emozioni, termine che utilizziamo quotidianamente di cui spesso ignoriamo la loro forza. Le emozioni condizionano fortemente il nostro umore, le nostre scelte, ma soprattutto il nostro comportamento, ed esercitano una loro influenza anche in chi soffre di disturbi alimentari. Sono componenti della nostra vita psichica già a partire dai primissimi anni di vita.

Il ruolo delle emozioni nel nostro sviluppo psichico

Il bambino è infatti in grado di sperimentare alcune emozioni primarie e innate, la paura, l’amore, la rabbia, la tristezza, la gioia e la sorpresa, sviluppandosi da queste e dallo sviluppo delle interazioni sociali, emozioni più complesse come la vergogna, la gelosia, l’invidia. Quest’ultime dipendono molto dalle situazioni sociali che viviamo e hanno un grande potere sul nostro corpo, in quanto si manifestano su questo in modo del tutto incontrollato. Immaginiamo che qualcuno ci dica qualcosa che ci fa vergognare, è molto difficile riuscire a controllare il nostro viso che diventa paonazzo. Anche se cerchiamo di fuggire da quelle negative, anche in questo caso le nostre emozioni hanno un’importante componente, per esempio l’ansia.

L’ansia positiva

Esiste un’ansia più positiva (nonostante sia più probabile che si presenti a noi procurandoci un certo fastidio) che ci permette di reagire alle situazioni migliorando, paradossalmente, le nostre prestazioni. Quanti di noi hanno sperimentato l’ansia prima di un esame? È proprio quest’ansia che ci ha permette di studiare e di fare del nostro meglio. Oppure anche la paura, una delle emozioni più primordiali che ci permetto di metterci in salvo da diverse situazioni che percepiamo come potenzialmente pericolose.

Emozioni e disturbi alimentari: quale influenza?

Inoltre oltre a manifestarsi nel nostro corpo, le emozioni condizionano fortemente la nostra mente, e parlando di disturbi alimentari sono ormai ampiamente riconosciuti, e accettati, come forti attivatori di questo comportamento.

Uno degli aspetti importanti entro quest’area di disturbi e della loro relazione con le emozioni è la regolazione emotiva, cioè la capacità della persona a stare dentro la situazione emotiva e non fuggire da essa. Una persona in grado di regolare le proprie emozioni sarà quindi in grado di sperimentare e tollerare emozioni negative e positive, accettare diverse emozioni e utilizzare strategie adeguate al fronteggiamento delle emozioni in base ai diversi contesti.

Quali funzioni svolgono le emozioni?

Le emozioni hanno principalmente tre funzioni:

Farci sentire situati nel mondo, cioè farci sentire in contatto con il mondo. La depersonalizzazione è infatti il suo contrario (sentirsi fuori dalla realtà che ci circonda).

Attribuire un significato alle cose, ciò implica che non sono le cose ad avere un significato uguale per tutti, ma ognuno attribuisce un senso del tutto differente alla stessa situazione.

Sintonizzazione, è in base alla mia risonanza emotiva che il comportamento altrui mi appare con un significato.

DCA e incapacità a gestire le emozioni

Le persone con disturbi alimentari hanno un modo diverso di decifrare e comprendere le emozioni, diversamente da quelle persone che non vivono questo problema. È come se le emozioni venissero vissute ed esistessero attraverso lo sguardo dell’altro, è l’altro che decide il mio gusto, lo sguardo dell’altro serve a definirle. Le emozioni diventano qualcosa fuori dalla propria portata, che non può controllare, invece il cibo le da un pieno controllo sul corpo e quindi sull’ emotività.

Lettura di approfondimento:  Love addiction e paura di amare: cosa sono?

Quali emozioni prova chi soffre di disturbi alimentari?

Le emozioni più comunemente vissute nei disturbi alimentari sono il disgusto, la vergogna e la colpa. Il disgusto ha a che fare con la forma. Non riuscendo a dare forma alla propria identità, si prova orrore per tutto ciò che è informe, e il copro grasso è informe, diventando quindi passione per la magrezza, ma ancor più precisamente passione per il controllo del corpo, l’unica cosa che può effettivamente controllare, data la fluidità del proprio mondo emotivo.

La vergogna

La vergogna fa sperimentare sensazioni molto spiacevoli, ci si sente nudi di fronte all’altro, come se l’altro ci avesse scoperti. Anche questa ha una funzione importante perché ci permette di regolare il nostro senso di onnipotenza, ma quando diventa eccessiva è anche paralizzante, portando a una bassa autostima. Non sempre la vergogna deriva dall’esterno e dipende dal giudizio dall’altro, in realtà possiamo sperimentare una vergogna che è più interna, come un giudice interno che continuamente ci ricorda che non siamo perfetti e che stiamo sbagliando. La colpa ha a che fare con il nostro rapporto con l’altro e con la paura di averlo leso, in qualunque modo (sia fisica che verbale, ma anche semplicemente immaginata).

Anoressia nervosa

Nel caso dell’anoressia nervosa i soggetti provano una vergogna, potremmo dire, interna ma anche esterna, hanno quindi non solo quel giudice che gli dice che “così non vanno bene”, ma anche la sensazione costante che gli altri li giudicano in modo negativo. La vergogna prende diverse forme, e nasce dall’invidia che provano, dalla rabbia, dal proprio corpo, dall’incapacità a controllare. Il grasso, come detto prima, diventa la paura più grande in quanto informe, in quanto fuori da sé.

Anoressia, emozioni e paura di ingrassare

La paura di ingrassare è la manifestazione di un’autovalutazione negativa su se stessa, il peso al di sotto della norma e la magrezza offrono invece la possibilità di controllare se stessi e il proprio mondo interiore. La vergogna, la svalutazione, la colpa e il disgusto sono inoltre alimentati dalla cultura del nostro tempo: donne magre, magrissime, scheletriche che cavalcano le passerelle di tutto il modo, con un mondo della moda che fa pubblicità contro l’anoressia, mette in mostra ‘modelle curvy’, per poi comunque ricadere nel grosso errore di dare “la preferenza” al corpo senza forma.

Anoressia ed emozioni: orgoglio

L’ orgoglio è inoltre un altro aspetto caratteristico delle pazienti anoressiche. Non provano colpa rispetto al proprio comportamento, al fatto che questo le sta avvicinando sempre di più alla morte, perché sono orgogliose del proprio autocontrollo sulla dieta, sull’attività fisica, sul portare il corpo all’estremo; orgoglio per la magrezza (ideale di bellezza); orgoglio generato dalla ribellione con il proprio sistema familiare. L’orgoglio permette di compensare il proprio senso di inadeguatezza e la propria vergogna. L’orgoglio funziona inoltre come opposizione al trattamento: la tenacia e la forza delle pazienti anoressiche è sicuramente molto conosciuta ai professionisti della salute mentale. Nonostante queste osservazioni ad oggi la ricerca sulla correlazione tra anoressia ed emozioni è minore rispetto a quella negli altri disturbi del comportamento alimentare.

Lettura di approfondimento:  Adolescenza e alimentazione: l'importanza di nutrirsi in modo sano

Binge eating

Le donne (il riferimento al femminile è dovuto solo ad una percentuale maggiore di donne con disturbi del comportamento alimentare rispetto agli uomini) con binge-eating, disturbo alimentare caratterizzato dalle abbuffate (binge) sembrerebbero sperimentare maggiormente emozioni negative come la tristezza, la rabbia, la paura, e le abbuffate diventano la risposta compulsiva di fronte a questi stati emotivi altamente insopportabili e ingestibili. Gli stati emotivi negativi inoltre sarebbero associati anche alla perdita di controllo sul cibo. Non a caso la metà dei pazienti con disturbo da alimentazione incontrollata soffre di depressionedisturbo di panico e disturbi di personalità. Il sovrappeso diventa inaccettabile e anche in questo caso, la vergogna, la colpa per il proprio corpo informe, assumono l’aspetto centrale del mondo emotivo della persona.

Binge eating ed emozioni: disgusto e colpa

Il disgusto e la colpa sono però sperimentate a seguito dell’abbuffata, che assume un carattere invece inconsapevole e per certi aspetti dissociativo. Un comportamento che potremmo interpretare come paradossale: disgusto per il grasso ma azione con l’abbuffata. Questa dicotomizzazione non farebbe che fomentare la sensazione e l’idea dell’individuo di non essere in grado di gestire se stesso e di condurre una vita equilibrata e come un circolo vizioso sperimentare la propria colpa e quindi i sentimenti depressivi.

Disregolazione emotiva e problemi alimentari

La disgregolazione emotiva ancora una volta sembra essere una delle cause di questa disfunzione nel ‘sentire’ e gestire le proprie emozioni: le emozioni negative sono molto intense e non possono essere comprese, accettate e quindi regolate in modo consono alla situazione. Se alcune persone riescono ad individuare e associare controllo del cibo a situazioni stressanti o ansiogene, una buona parte di queste pazienti non riesce ad individuare la situazione scatenante l’abbuffata. Questa incapacità a cogliere e individuare un senso al proprio malessere, che ha a che fare con i propri vissuti emotivi, interessa la disgregolazione.

Emozioni e influenza sulla scelta dei cibi

Anche la preferenza di un cibo rispetto ad un altro sembrerebbe essere collegato all’emozione: in uno stato di ansia si preferirebbe ingerire numerose quantità di cibo, nel caso di momenti depressivi invece si predilige la qualità del cibo, quindi qualcosa di più ricercato e no la prima cosa trovata appena si apre il frigorifero. Il cibo sarebbe così il regolatore delle proprie emozioni e diventa quindi una difesa da sentimenti sgradevoli. Non a caso i soggetti con questo tipo di disturbo e con una più intensa incapacità a regolare le emozioni, sono anche coloro che abbandonano le psicoterapie e/o i trattamenti farmacologici più facilmente e in modo più rapido rispetto ai soggetti con disturbo incontrollato dell’alimentazione.

 Emozioni, bisogni e desideri

Emozionibisogni e desideri diventano tre aspetti non consapevoli di queste pazienti e non riconoscendoli in sé, il rischio sarà quello di avere la necessità sentirsi esistenti attraverso lo sguardo dell’altro per avere certezze e sicurezze.

Lettura di approfondimento:  Assertività per uno stile di vita sano e per relazioni vincenti

Come posso riconoscere e gestire le mie emozioni?

La premessa da fare è che questi consigli sono di carattere generale più che specifico per i disturbi alimentari che richiedono sempre e comunque un intervento psicologico e farmacologico specifico. Quindi rivolgetevi sempre a un esperto.

Detto questo ci sono alcune cose che possiamo fare o aiutare a fare.

Prima di tutto riconosciamo la situazione.

Qual è la situazione che ha attivato la mia emozione negativa? Evitiamo interpretazioni e guardiamo alla situazione per come essa si presenta, infatti le emozioni sono alimentate dalla nostra voce interiore, più questa è preoccupante, più negativa sarà l’emozione.

Cerchiamo invece di elaborare un pensiero positivo rispetto alla situazione, al suo possibile esito e alle sue conseguenze. Pensiamo a soluzioni alternative e possibilistiche, infatti soluzioni difficili da raggiungere non farebbero altro che alimentare il nostro senso di frustrazione e impotenza di fronte alla situazione. Il pensiero disfunzionale ci mettere in una situazione di disagio e ci farà agire in modo scorretto rispetto al nostro obiettivo e ai nostri desideri.

Evita di sottovalutare e positività

Evitate di sottovalutarvi. È possibile che in situazioni simili a quelle che stiamo vivendo ci siamo già trovati, e che non è andata bene. Questo non significa che sarà sempre così. Evitiamo quindi pensieri e soluzioni assolutistiche.

Cogliete anche gli aspetti positivi di ogni situazione, non siate catastrofici e non pensate le cose in modo irrisolvibile.

Non credete di sapere cosa pensano gli altri. Nessuno ha la sfera magica, nemmeno uno psicologo anche se spesso c’è la credenza popolare che lo psicologo “legge nella mente dell’altro”. Non è così né per una persona che ha studiato la psiche umana, né per una che non l’ha fatto. Non fantasticate quindi su quello che sta pensando o no l’altra persona di voi, chiedete invece che cosa ne pensa, interrogatelo per evitare equivoci inutili che non farebbero altro che aumentare il pensiero negativo che gli altri, secondo voi, potrebbero avere nei vostri confronti.

Dott.ssa Simona Lauri, psicologa e coach alimentare a Milano

FONTI

http://www.stateofmind.it/2015/06/regolazione-emotiva-psicologia/

www.psychomedia.it

http://www.emozioniecibo.it

Taylor, G. J., Bagby, R. M., & Parker, J. D. A. (1997). I disturbi della regolazione affettiva. Tr. It. Roma: Fioriti, 2000.

SKARDERUD, F. (2007). Shame and pride in anorexia nervosa: a qualitative descriptive study. European Eating Disorders Review, 15, pp. 81-97

Commenti Facebook

Dott.ssa Simona Lauri - Psicologa Milano

Psicologa Psicoterapeuta e Coach Alimentare at Benessere Pratico
Psicologa e psicoterapeuta breve strategica. Oltre che offrire interventi di psicoterapia breve, mi occupo di coaching alimentare e sportivo.

Contatta la psicologa

Con l’invio del presente modulo acconsento al trattamento dei dati personali unicamente alla richiesta in oggetto, secondo la normativa vigente sulla Privacy D.Lgs. 196/2003.