Pensieri ossessivi: come uscire dal circolo vizioso delle ossessioni?

Pensieri ossessivi: come uscire dal circolo vizioso delle ossessioni?
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Pensieri ossessivi: come uscire dal circolo vizioso delle ossessioni?

“Le mie giornate sono caratterizzate da un profondo senso di pesantezza. La sera, rientro a casa da lavoro, totalmente esausto- mentalmente e fisicamente- dal momento che mi accompagna sempre un pensiero: la paura costante che possa succedere qualcosa di brutto a me e alla mia famiglia (incidenti, aggressioni, gravi malattie). E’ più forte di me, questi pensieri arrivano…io cerco di non pensarci ma loro prendono sempre il sopravvento e l’ansia a volte è insopportabile. I momenti peggiori sono quelli in cui arrivano nella mia mente, contro la mia volontà, immagini veramente forti che mi mettono addosso un profondo stato di angoscia e preoccupazione. Talvolta, riesco in qualche maniera a “distrarmi” ma nonostante tutto, avverto che questi pensieri sono presenti, vicino a me, in tutta la loro dirompenza e l’ansia è insopportabile.”

Quella appena riportata è la testimonianza di C. il quale – in poche parole- descrive esattamente i vissuti tipici che sperimenta chi è vittima di pensieri ossessivi un disturbo, accanto a quello del disturbo ossessivo-compulsivo, molto diffuso e in grado di provocare effetti devastanti nella quotidianità della vita della persona.

Cosa si intende per disturbo ossessivo?

Il disturbo ossessivo

si caratterizza per la presenza di pensieri o immagini che affiorano nella mente della persona contro la sua volontà. Indipendentemente dal contenuto (pensieri di morte, paura di essere omossessuali, paura di far del male ai propri familiari, preoccupazione di non essere in grado di trovare lavoro ecc…), ciò che distingue un pensiero ossessivo dalle normali preoccupazioni della vita quotidiana, è il carattere fortemente intrusivo, dirompente e costante dell’ossessione. Esattamente come per il disturbo ossessivo-compulsivo, può succedere che la persona sia in qualche modo consapevole dell’irrazionalità o dell’infondatezza dell’ossessione ma non può sottrarsi ad essa, dal momento che finisce col sentirsi letteralmente “braccata dai pensieri”.

Tentate soluzioni

Di fronte alla presenza di pensieri ossessivi, il soggetto -nel tentativo di fronteggiarli o “difendersi”- può mettere in atto alcuni comportamenti (tentate soluzioni disfunzionali) che, senza volerlo, conducono ad un incremento del problema stesso.

  1. Il controllo del pensiero

    E’ questa la strategia tipica messa in atto da chi soffre di pensieri ossessivi, ovvero la tendenza a cercare di controllare o provare a scacciare dalla mente i pensieri e le paure che lo “tormentano”, dal momento che tali pensieri risultano completamente intollerabili.
    Da un punto di vista psicologico, è impossibile scegliere deliberatamente che un’immagine, un pensiero, una preoccuopazione, non debbano venirci in mente. Questo spiega perchè frasi, come, “non ci devo assolutamente pensare”, “devo scacciare via questa brutta immagine”, finiscono con l’incrementare la presenza dell’ossessione. Pensare di non pensare, rappresenta già un pensare, per cui chi soffre di ossessioni, si trova intrappolato all’interno di questo meccanismo.
    Consiglio: inizia ad evitare di scacciare e allontanare i pensieri o le preoccupazioni che ti assillano, dal momento che arrivano spontaneamente e non puoi esercitare su di essi nessun tipo di controllo. Accogliere un pensiero, una preoccupazione, senza doverci lottare necessariamente contro, aumenta le probabilità che queste perdurino con minore intensità.

  2. La richiesta di rassicurazioni 

    Chi vive con la presenza costante di pensieri ossessivi e preoccupazioni invalidanti, può ricorrere frequentemente all’aiuto di familiari e amici. In che modo? Attraverso la richiesta di rassicurazioni che in qualche modo, danno la sensazione, alla persona, di placare i pensieri ossessivi. Consiglio: è importante cominciare a pensare che il tentativo di chiedere aiuto a parenti e amici, se almeno al primo impatto, fornisce una sensazione di sicurezza e protezione, in un secondo momento, porta, da un lato, a far sperimentare un forte senso di frustrazione per il fatto di non essere in grado di gestire da soli i propri pensieri e, dall’altro, esattamente come accade col tentativo di controllare le ossessioni, contribuisce a rendere ancora più “reali” le proprie paure e a rendere sempre più presenti i pensieri.

  3. L’intolleranza alla coscienza del rischio

    Nel corso della vita quotidiana, ciascuno di noi è esposto ad eventuali rischi e pericoli, che non possiamo prevedere o anticipare. Per evitare di rimanere bloccati e vivere nel proprio ambiente con un buon livello di sicurezza, la mente umana è predisposta, pur vivendo nell’instabilità e nell’incertezza, a mettere “tra parentesi” tali pensieri, a vivere in una sorta di “stabilità soggettiva”. Nel momento in cui si verificano eventi o situazioni, quali lutti improvvisi, incidenti ecc…che ci ricordano uno dei tanti rischi ai quali siamo esposti, ci ritroviamo inevitabilmente a prenderne coscienza, a soffermarci e a riflettere su di essi, per poi riprendere nuovamente coi propri normali pensieri e le proprie abitudini di vita. Numerose ricerche dimostrano che, le persone che soffrono di ossessioni, non sono in grado di tollerare proprio la presenza di pensieri minacciosi, immorali o normali preoccupazioni, per cui, prenderne coscienza, anche solo per un attimo, per loro risulta difficile e fonte di sofferenza. Consiglio: comincia ad accettare l’idea che, per ridurre l’intensità delle preoccupazioni o dei pensieri, potrebbe essere utile accogliere la possibilità di una piccola percentuale di rischio. Prova, dunque, a stilare un elenco dei pensieri che più ti assillano, da quello che ti procura maggiore ansia a quello che riesci a “tollerare” meglio e proprio partendo da quest’ultimo, inizia a scrivere la piccola percentuale di rischio –che non puoi controllare in prima persona; per esempio indica in percentuale, la probabilità che possa succedere un incidente ai tuoi familiari, che siano vittime di un disastro naturale ecc…)

  4. L’evitamento

    Chi soffre di disturbo ossessivo, frequentemente, tende ad evitare situazioni o eventi che potrebbero innescare l’immagine o il pensiero ossessivo. Evitare, al pari delle precedenti tentate soluzioni descritte, se inizialmente, aiuta la persona a sentirsi protetta, a lungo andare contribuisce ad incrementare il problema stesso. Evitando, infatti, il soggetto non ha modo di rendersi conto che le ansie e i pensieri ossessivi di cui è vittima sono eccessivi e infondati e, inoltre, a causa del noto effetto di generalizzazione, più la persona evita, più aumenterà il ventaglio di stimoli e situazioni che sistematicamente andrà ad evitare. Consiglio: Nonostante l’evitamento produca una sensazione di immediato sollievo, è importante iniziare a riflettere sul fatto che evitare contribuisce ad alimentare il problema stesso. Iniziate a pensare che ogniqualvolta vi ritrovate ad evitare un evento o una situazione non fate altro che incrementare, a lungo termine, la vostra ansia e il vostro problema.

Dall’ossessione alla compulsione

mente confusaQuando una persona viene colta dall’ansia o da pensieri intrusivi molto forti, può capitare che reagisca mettendo in atto rituali di comportamento (gesti o azioni ripetitive) o di pensiero (formule magiche, preghiere, ripetizione di parole), che prendono il nome di compulsioni e, dunque, andare incontro ad un disturbo ben preciso, ovvero il disturbo ossessivo-compulsivo. La tentata soluzione del rituale aiuta il soggetto ad avvertire una sensazione di “apparente controllo” dell’ansia. Ciò che accade, pertanto, è la formazione di una credenza erronea secondo la quale, grazie al rituale, è possibile tenere lontane le ansie e le preoccupazioni, per cui sarà impossibile farne a meno.

Consiglio

Consiglio: qualora vi troviate alle prese con delle rigide abitudini che vincolano in qualche modo la vostra vita, cominciate a pensare che in realtà, ciò che ha creato la situazione di rigidità, sono i rituali stessi. Iniziare a svincolarti dai rituali, introducendo, per esempio, dei piccoli cambiamenti o modificando l’ordine di esecuzione di un vostro gesto o di una vostra abitudine e provare a verificare cosa accade, può essere un primo passo utile affrontare al meglio ansie e preoccupazioni.

La terapia breve strategica per i pensieri ossessivi

Nel momento in cui i pensieri ossessivi o i rituali messi in atto, finiscono col compromettere notevolmente la qualità della vita della persona, è consigliabile rivolgersi ad uno psicologo-psicoterapeuta per intraprendere un percorso finalizzato al superamento del disturbo ossessivo-compulsivo stesso.

Un tipo di intervento psicologico efficace per questa gamma di disturbi, è l’approccio strategico breve. Tramite questo approccio, una volta definito il problema e le relative tentate soluzioni messe in atto dal soggetto per cercare di fronteggiare il problema stesso, vengono utilizzate tecniche paradossali, prescrizioni e stratagemmi finalizzati a fornire una nuova “esperienza emozionale correttiva”, ovvero aprire al paziente una nuova “finestra” da cui osservare la realtà. La logica, spesso paradossale, che sta alla base del trattamento strategico per il disturbo ossessivo e il disturbo ossessivo-compulsivo– e in particolar modo gli stratagemmi fondati sulla “prescrizione del sintomo” orientati a rendere il rituale volontario, spogliandolo della sua dimensione compulsiva- aiutano il paziente a ridurre la sofferenza generata dal disturbo.

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Dott.ssa Simona Lauri - Psicologa Milano

Psicologa Psicoterapeuta e Coach Alimentare at Benessere Pratico
Psicologa e psicoterapeuta breve strategica. Oltre che offrire interventi di psicoterapia breve, mi occupo di coaching alimentare e sportivo.

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