Paura della morte: gestire la paura della morte di una persona cara

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Non v’è rimedio per la nascita e la morte
salvo godersi l’intervallo
A. Schopenhauer

 

paura della morte

Paura della morte: gestire la paura della morte di una persona cara

La paura della morte o di morire (tanatofobia) rappresenta una di quelle paure che più di tutte possiamo definire ancestrali.

Ogni cultura, ogni forma sociale esistente, utilizza delle modalità per “esorcizzare” il timore nei confronti di un evento come quello della morte, il quale, a differenza di altri aspetti dell’essere umano, è un qualcosa che la persona non è assolutamente in grado di prevedere e alla quale è impossibile sottrarsi.

Un meccanismo mentale messo in atto dalla maggior parte delle persone, per evitare di dover fare i conti quotidianamente con il pensiero della morte, è quello di crearsi una sorta di “credenza” o “autoinganno”,  che consente, mettendo “tra parentesi” le ansie e le angosce connesse al fatto di essere costantemente esposti al rischio di morire, di vivere il più serenamente possibile la quotidianità.

Quando la paura della morte fa capolino

La morte improvvisa di persone care o di semplici conoscenti, a maggior ragione se si tratta di bambini o giovani, oltre al dolore che un evento di questo tipo comporta, riporta in luce la paura e il pensiero della propria morte o delle persone care. Nel momento in cui la paura della morte di una persona cara finisce col prendere il sopravvento, al punto tale da  ostacolare la persona e lo svolgimento delle sue normali attività di vita quotidiana, è possibile parlare di una vera e propria paura della morte, che spesso, è in grado di suscitare elevati stati di ansia fino ad arrivare a vere e proprie crisi di panico.

Paura della morte: le tentate soluzioni che peggiorano il problema

La persona che ha il terrore che il proprio compagno, i figli o altri membri della famiglia possano morire, terrorizzata all’idea di rimanere sola e dover affrontare il dolore della perdita, finisce col mettere in atto tutta una serie di “comportamenti e strategie”, finalizzate da un lato, a “scacciare via” la paura e il pensiero della morte, e dall’altro, a proteggere dai presunti “pericoli” i propri cari.

Può capitare, dunque, che la persona si imponga di evitare di pensare alla paura della morte e alle sue sensazioni terrorizzanti, ma, come nella maggior parte dei disturbi a base fobica, si  è visto che evitare i propri “mostri”, le proprie “fantasie ansiogene”, non fa altro che alimentarle, amplificarle e renderle sempre più “reali”.

Paura della morte dei propri cari: il controllo

Ancora, può succedere che la persona, nel tentativo di allontanare e sedare l’ansia, cerchi di mettere in atto tutta una serie di controlli nei confronti dei propri cari, facendo in modo che la propria famiglia “eviti” di ritrovarsi in situazioni pericolose. Ad un’attenta analisi, emerge come questa strategia, oltre che “incentivare” la paura stessa possa essere in grado di provocare conseguenze negative anche in altri aspetti della propria vita e di quella dei familiari.

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Un esempio di paura della morte dei propri cari

Prendiamo come esempio la madre che, in maniera esagerata, preoccupata che possa accadere qualcosa di “brutto” al proprio figlio adolescente, imponga al figlio stesso dei divieti eccessivi. Sappiamo bene che più una cosa viene vietata, più forte diventa il desiderio di trasgredire; a maggior ragione, in età adolescenziale dove la voglia di “superare i limiti”, è notevolmente amplificata. Può accadere, pertanto, che in virtù degli eccessivi paletti imposti al giovane, quest’ultimo, spinto dal desiderio di trasgredire, si trovi esposto in misura maggiore a situazioni a rischio, finendo, dunque, col “realizzare” senza volerlo, la “profezia catastrofica” prevista dalla madre.

Paura della morte: 4 consigli per gestire le ansie della morte dei propri cari

Qui di seguito propongo una serie di consigli da mettere in atto per cercare di affrontare le paura della morte di un proprio familiare.

E’ importante precisare che si tratta di consigli che non posseggono alcun valore terapeutico ma che possono contribuire ad “alleviare” le sofferenze connesse a questo disturbo. Qualora il disturbo provochi ripercussioni negative al punto tale da ostacolare lo svolgimento delle normali attività di vita quotidiana, è preferibile rivolgersi ad uno psicologo o psicoterapeuta.

1. Rieducati al concetto di morte

Partendo dal presupposto che è assolutamente lecito aver paura della morte, visto che, come accennato in precedenza, rappresenta l’ignoto per eccellenza, potrebbe essere utile, “rieducarsi” al concetto di morte stessa.
E’ preferibile, dunque, evitare di scacciare ad ogni costo la paura della morte, quanto piuttosto,  iniziare a familiarizzare ed accettare la dimensione della propria “mortalità” e usare tale pensiero per indirizzare le proprie energie allo scopo di raggiungere gli obiettivi che ci si è prefissati di raggiungere, all’insegna del benessere fisico e mentale.

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2. Evita di scacciare la paura della morte

Come recita un vecchio proverbio Sufi “la paura guardata in faccia si trasforma in coraggio”; ciò significa che, mentre (come accennato precedentemente), il tentativo di voler scacciare a tutti i costi la paura, non fa altro che creare il meccanismo inverso, per cui la paura, sarà ancora presente in misura maggiore nella mente della persona e in maniera più amplificata, richiamandola ed esasperandola  volontariamente, questa non potrà che ridimensionarsi.  La volontaria esasperazione della paura, infatti, potrebbe contribuire a bloccare il corto circuito disfunzionale all’interno del quale è entrata la nostra mente.

Paura della morte: altri consigli

3. Scrivi

Se la paura della morte dei propri cari, finisce col prendere eccessivamente il sopravvento, prova a scrivere, mettendo “nero su bianco”,  tutte le ansie e le angosce che più attanagliano la tua mente. Tenta di circoscrivere il più possibile all’interno di questo spazio tutte le fantasie più angoscianti per evitare che queste possano debordare nel corso della giornata.

4. Rifletti sulle conseguenze dell’evitamento

Tra le tentate soluzioni messe in atto dalle persone con la paura della morte dei propri cari, l’evitamento delle situazioni potenzialmente pericolose, appare come la migliore “strategia” per proteggere e tutelare la propria famiglia. In realtà, evitando tutto ciò che può rappresentare una minaccia per sé e per i membri della propria famiglia, non si fa altro che rendere ancora più forte la paura e vivere, come “effetto domino”, tutto ciò che ci circonda come pericoloso. E’ preferibile, pertanto, cominciare a pensare agli svantaggi che l’evitamento comporta e il fatto che questo funzioni come “amplificatore” delle paure.

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La consulenza clinica strategica per il DOC

Un tipo di intervento psicologico efficace per questo tipo di disturbo, qualora esso provochi un disagio tale da “bloccare” la vita della persona e del sistema familiare, è la Terapia Breve Strategica. Una volta definito il problema e le relative tentate soluzioni messe in atto dal soggetto per cercare di fronteggiare il problema stesso, vengono fornite tecniche paradossali e prescrizioni finalizzate a creare un nuova “esperienza emozionale correttiva”, vale a dire aprire al paziente una nuova “finestra” dalla quale vivere o osservare la realtà.

Bibliografia

  • G. Nardone, “Non c’è notte che non veda il giorno”, Tea, 2005

Dott.ssa Simona Lauri - Psicologa Milano

Psicologa Psicoterapeuta e Coach Alimentare at Benessere Pratico
Psicologa e psicoterapeuta breve strategica. Oltre che offrire interventi di psicoterapia breve, mi occupo di coaching alimentare e sportivo.

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