Amore sbagliato che si ripete sempre: per quale motivo?

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L’amore sbagliato che si ripete sempre: per quale motivo?

“Dottoressa, non so perché, ma mi innamoro sempre di chi non mi ama abbastanzaHo cambiato partner, città, stile di vita… eppure mi ritrovo sempre nello stesso punto.” Queste frasi, in terapia, non sono rare. Sono il sintomo più visibile di una coazione a ripetere relazionale che nulla ha a che fare con il caso o la sfortuna, e molto con l’inconscio affettivo.

Perché ci innamoriamo proprio di quella persona che ci fa male, ci trascurerà o ci tradirà esattamente nel modo che già conosciamo?

La risposta non sta in una colpa, ma in una fedeltà invisibile a copioni interiorizzati. L’attrazione, in questi casi, è solo il primo atto di un dramma già scritto.

Amore sbagliato come riconoscimento del familiare

L’amore non nasce nel vuoto. Esso si radica su strutture interiori costruite nell’infanzia, quando il soggetto ha imparato cosa significhi essere visti, amati, desiderati o ignorati.
Il bambino che ha sperimentato amore condizionato, ritiro affettivo, ambivalenza o assenza, non smette di desiderare amore. Ma lo desidera nel modo in cui lo ha appreso: con sofferenza, insicurezza o rincorsa. In età adulta, questo si traduce in una selezione inconsapevole del partner.

Non ci si innamora della persona giusta o sbagliata in senso oggettivo, ma della persona che attiva il nostro modello affettivo interno.

L’illusione del “questa volta sarà diverso”

Il meccanismo profondo che ci spinge a scegliere sempre la stessa tipologia di partner si chiama ripetizione inconscia. Freud la definiva compulsione alla ripetizione: un tentativo dell’apparato psichico di mettere in scena una ferita, per riscriverne il finale. Ogni nuova relazione con una persona emotivamente fredda, narcisista, svalutante o assente è un tentativo di guarire la ferita originaria: “Se stavolta questa persona mi amerà, allora io finalmente sarò amabile” Ma l’esito è quasi sempre lo stesso: il dolore si ripete, la ferita si riapre, l’autostima si abbassa. E il copione ricomincia da capo.

Il partner come specchio della nostra invisibilità antica

Nella scelta del partner, non cerchiamo tanto ciò che ci fa bene, quanto ciò che conosciamo. La familiarità, in psicoanalisi, ha un valore più alto della felicità. La mente, nel suo bisogno di coerenza, preferisce una infelicità prevedibile a una felicità ignota.

Chi ha interiorizzato un modello d’amore svalutante:

  • Troverà noiosa la persona stabile
  • Riconoscerà “chimica” solo dove c’è tensione o incertezza
  • Scambierà l’attivazione ansiosa per passione.

L’attrazione osservata da un altro punto di vista

Molti pazienti chiedono: “Ma allora devo forzarmi a scegliere qualcuno che non mi attrae?”
No. Ma è necessario riformulare il significato dell’attrazione. Spesso, ciò che chiamiamo “colpo di fulmine” è il riconoscimento inconscio di un codice emotivo pregresso. Ci innamoriamo di chi attiva la ferita irrisolta, nella speranza magica che quella persona finalmente la curi. Ma chi la attiva, nella maggior parte dei casi, non ha gli strumenti per curarla, perché non ha un’altra struttura affettiva rispetto a quella che ha prodotto il danno originario.

Le relazioni impossibili: chi fugge e chi rincorre

 Molte dinamiche disfunzionali si costruiscono su polarità emotive.
Un esempio classico è la relazione tra:

  • Il soggetto dipendente affettivo
  • Il partner evitante o narcisista.
  • Il primo desidera fusione, conferma continua, teme l’abbandono, e rincorre.
  • Il secondo teme l’intimità profonda, svaluta il bisogno, fugge.

Entrambi sono co-dipendenti: si incastrano perché confermano a vicenda il proprio copione interiore.

Il mito della “redenzione sentimentale”

Dietro molte storie d’amore fallimentari si nasconde un mito psichico potente: “Io lo/la cambierò. Solo io saprò amarlo nel modo giusto.” Questo mito, romantico in superficie, è in realtà una trappola narcisistica: si cerca di guarire sé stessi attraverso il cambiamento dell’altro. Ma l’altro non è un soggetto da trasformare, bensì uno specchio da comprendere.

 L’autenticità come criterio di scelta affettiva

Per uscire dal ciclo della ripetizione, non basta evitare la persona “sbagliata”.
È necessario ri-allinearsi a sé stessi. La domanda da porsi non è: “Come faccio a non innamorarmi più della persona sbagliata?”
Ma piuttosto: “Chi sarei io, se mi concedessi un amore che non devo conquistare?”

La risposta richiede:

  • Ricostruire l’autostima
  • Imparare a tollerare la noia dell’equilibrio,
  • Uscire dalla dissociazione tra desiderio e bisogno reale.

La terapia come atto d’amore verso sé stessi

La psicoterapia diventa, in questi casi, un laboratorio relazionale alternativo. Il terapeuta non è il “salvatore”, ma il testimone non giudicante del dolore.
Attraverso il lavoro clinico, il paziente:

  • Riconosce il proprio copione
  • Rileggere il desiderio
  • Impara a stare nella dissonanza affettiva senza agire subito.

Si impara che l’amore:

  • Non è una corsa
  • Non è un bisogno compulsivo
  • Non è una conferma di valore

Ma è una scelta condivisa tra due soggetti liberi.

Conclusione: scegliere chi non ti fa male è un atto evolutivo, non una rinuncia.

Smettere di innamorarsi della persona sbagliata non è cinismo. È maturità psichica. È la fine di un copione e l’inizio di un nuovo lessico affettivo. Non sempre chi fa battere il cuore sa come tenerti in braccio quando il cuore si rompe. Imparare a distinguere la chimica dalla compatibilità è un atto d’amore verso sé stessi. E forse, proprio in questo gesto di scelta consapevole, inizia la possibilità di un amore che non sia la replica del dolore, ma il terreno per qualcosa di finalmente nuovo.

Bibliografia

Freud S., Al di là del principio di piacere, Bollati Boringhieri
Freud S., Ricordare, ripetere e rielaborare, Opere, Bollati Boringhieri
Bowlby J., Attaccamento e perdita, Vol. 1, Bollati Boringhieri
Bowlby J., Una base sicura, Raffaello Cortina
Mitchell S. A., Relazioni oggettuali e psicoanalisi relazionale, Bollati Boringhieri
Benjamin J., Legami d’amore, Raffaello Cortina
Kernberg O., Relazioni d’amore patologiche, Raffaello Cortina
Young J. E., Klosko J. S., Weishaar M. E., Schema Therapy, Edizioni Erickson
Guidano V. F., Il sé nel suo divenire, Bollati Boringhieri
Liotti G., La dimensione interpersonale della coscienza, Carocci

Simona Lauri
Simona Lauri
Simona Lauri
Psicologa e psicoterapeuta breve strategica. Oltre che offrire interventi di psicoterapia breve, mi occupo di coaching alimentare e sportivo.

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