Perdonare: il più grande atto d'amore verso se stessi

Perdonare: il più grande atto d’amore verso se stessi

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Perdonare: il più grande atto d’amore verso se stessi

Dopo aver sfatato alcuni miti sul perdono, può essere utile procedere ad una definizione del perdono stesso.

Secondo le considerazioni fatte nel precedente articolo, il perdono non è qualcosa che riguarda il campo prettamente affettivo e non consiste nel dimenticare ciò che è avvenuto o negare la realtà dei fatti.

Proprio per questo motivo, possiamo cominciare col definire l’atto del perdonare, come un atto di aderenza alla realtà: significa accettare ciò che è accaduto, anche se non ci piace.

Volenti o nolenti, la realtà è ciò che è accaduto e non ha senso focalizzarci su cosa sarebbe potuto accadere. Negare la realtà permette di fantasticare su scenari diversi da quelli accaduti, innescando soltanto il rimorso per ciò che abbiamo sbagliato e la rabbia verso l’altro. Appare evidente come questa modalità, dalla soluzione, ci avvicini sempre di più verso la sofferenza. 

A questo punto sarebbe lecito chiedersi: a chi serve il perdono?

Forse, offuscati da una visione eroica del perdono, difficilmente si nota che la persona che perdona lo fa essenzialmente per sé stesso, anche se lo mette in atto nella relazione con l’altro.

Perdonare: il  processo che porta al più grande atto d’amore per se stessi

Essenzialmente si parte dal momento in cui il soggetto è arrabbiato con la persona che lo ha ferito.

In un primo momento non avrà nessuna intenzione di perdonarlo e questo farà crescere la sua rabbia.

Come avremo sicuramente sperimentato nella vita, la rabbia è un sentimento travolgente e forte, ma spesso del tutto distruttivo. Se viene sfogata impulsivamente, genera violenza, innescando conseguenze negative nella vita di tutte le persone coinvolte.

Il perdono è l’atto volontario di rinunciare a questa rabbia e di decidere di non dare più importanza al fatto che la ha generata.

Perdonare per sé stessi

La cosa curiosa del perdono, è che questo processo avviene senza che la persona che ci ha fatto un torto intervenga in nessun modo: soltanto quando abbiamo deciso di perdonare una persona per una certa cosa, allora possiamo procedere con l’atto autentico del perdono.

Dato che l’atto di perdono è tale anche prima di essere comunicato al responsabile del torto che perdoniamo, dovrebbe interessarci solo in minima parte la sua reazione.

Queso può sembrare un ragionamento strano ma pensate a tutte le volte che una persona perdonata, non è in grado di accettare il perdono o non è disposta a credere di essere stata veramente perdonata.

Inoltre ci sono casi in cui il perdono non può essere accettato: a volte decidiamo di perdonare qualcuno che è uscito dalla nostra vita e non possiamo più contattare. A volte diventa necessario, perdonare il torto che ci ha fatto un nostro partner scomparso dalla nostra vita o un genitore che non c’è più.

Questi, sebbene siano casi limite, sono atti di perdono completi.

L’atto di perdono non è solamente egocentrico, ma fa soprattutto bene a noi stessi perché ci sgrava dal peso che della rabbia e della sofferenza.

Per approfondire leggi:

Lettura di approfondimento:  Dipendenza da abbandono: come uscirne?

 

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Dott.ssa Simona Lauri - Psicologa Milano

Psicologa Psicoterapeuta e Coach Alimentare a Benessere Pratico
Psicologa e psicoterapeuta breve strategica. Oltre che offrire interventi di psicoterapia breve, mi occupo di coaching alimentare e sportivo.

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