Tristezza: analisi di un'emozione

Tristezza: analisi di un’emozione

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Tristezza: caratteristiche, funzione e manifestazioni dell’emozione

“Io sono Tristezza, e ho voluto bene a Riley fin dall’inizio, l’ho aiutata a piangere quando era appena nata. Era importante che piangesse in quel momento. Aveva appena fatto capolino nel mondo, un mondo grande e sconosciuto. E lei era così piccola e affamata, aveva freddo e voleva stare al calduccio. Allora si è messa a piangere e ha ottenuto ciò che desiderava” (Tristezza, Inside Out).

Vogliamo introdurre il tema della tristezza con la frase di un famoso cartone animato che ne mette in rilievo l’importanza.

L’importanza dell’essere tristi.

Da queste frasi si evince proprio questo: la funzione della tristezza e la sua utilità per la nostra vita e nello specifico da queste parole si evince l’utilità del pianto, che come vedremo è un segnale specifico della tristezza.

Chi l’avrebbe mai detto? Eppure è così.

Essere tristi è funzionale alla nostra vita: questo lo si evince dal fatto che la tristezza è un’emozione proprio come la gioia.

E come le altre emozioni si manifesta con specifici segnali, come il pianto per esempio.

Sicuramente tutti noi vogliamo essere felici e vogliamo tenerci stretti stretti la nostra felicità eppure capitano anche quei momenti in cui viene a farci visita la tristezza.

Insomma la tristezza è una di quelle emozioni che tutti noi vorremmo evitare, poiché la consideriamo come negativa.

Eppure è proprio il fatto di volerla evitare che ci crea non pochi problemi.

In che senso? 

È il nostro modo di rapportarci a questa emozione che può crearci dei seri danni fisici e psicologici. Perché’?

Continuate a leggere qui di seguito per saperne di più.

Definizione dell’emozione: conosciamola meglio

Iniziamo a definire la tristezza: cos’è?

Essa è una delle sei emozioni primarie e come le altre ha delle specifiche funzioni che vedremo qui di seguito.

Se vogliamo fare riferimento all’etimologia della parola tristezza, va detto che essa deriva da termini latini che fanno pensare a significati come scuro e ruvido.

Ecco che l’emozione della tristezza rimanda a un vissuto sgradevole e confuso.

Come emozione primaria la tristezza rappresenta questo: una risposta innata agli stimoli e in quanto tale può portarci a ritirarci dal mondo e dallo stimolo che l’ha causata.

Noi tutti sperimentiamo la tristezza quando, per esempio, sentiamo di avere una mancanza, almeno solitamente accade così.

Ma come vedremo la tristezza può nascere per diversi motivi e li vedremo più avanti.

Ora è importante chiarire come la tristezza non debba essere confusa con la depressione che è una vera patologia.

Essere tristi insomma non significa essere depressi e questo va tenuto in grande considerazione.

Quali sono le sue funzioni

Ma a cosa serve questa emozione?

Già nel definire la tristezza abbiamo già messo in evidenza la sua funzione.

Tra le funzioni più importanti della tristezza ritroviamo il fatto che segnali a chi abbiamo vicino il bisogno della loro vicinanza e del loro supporto.

Questo può essere espresso attraverso il pianto, per esempio.

La tristezza ha un ruolo centrale quindi anche nel mantenimento delle nostre relazioni.

La tristezza ha anche un valore personale e infatti ci consente di promuovere un auto-riflessione per analizzare in modo profondo quello che ci accade.

Questo ci consente di dare un significato a quello che ci capita.

In tal senso la tristezza ci permette di elaborare gli eventi della nostra vita.

Non dimentichiamo, inoltre, che la tristezza come emozione è stata importante anche per l’evoluzione della specie e infatti è fondamentale per la nostra sopravvivenza.

Questo perché rappresenta quel segnale che ci avvisa di come il nostro sistema si attivi quando per esempio abbiamo bisogno dell’altro in un momento difficile

La tristezza quindi ci consente di elaborare gli eventi spiacevoli che ci accadono, ma funge da stimolo per avere un cambiamento.

Ecco che è necessario stare in contatto con la propria tristezza e capire cosa ci vuole comunicare.

Ecco che in tal caso ricopre anche una funzione comunicativa.

I segnali dell’emozione: quali sono?

Ma come si manifesta questa emozione?

Attraverso sentimenti di paura, cattivo umore, apatia, stanchezza, ecc. 

È importante riconoscere i sintomi della tristezza poiché in tal modo possiamo anche imparare a affrontarla.

Per questo qui di seguito cercheremo di vedere nello specifico quali sono i sintomi della tristezza.

Iniziamo dalla rabbia e dal malumore: a volte esprimiamo la nostra tristezza proprio in questo modo, attraverso la rabbia e il malumore.

La rabbia rappresenta, infatti, quella valvola di sfogo che può parlarci della nostra tristezza quando non riusciamo a capirla o non siamo in grado di concentrarci su di essa.

Come detto, inoltre, tra i sintomi ritroviamo anche la stanchezza e dolore muscolare.

Questi sembrano essere degli avvertimenti che il nostro cervello ci invia quando non prestiamo attenzione a qualcosa che cerchiamo di ignorare e che può portare alla tristezza.

Ecco che sempre il nostro cervello riduce le nostre energie e ci invita quasi a dedicarci a un’introspezione per capire veramente cosa stiamo passando.

Quindi sperimentare stanchezza, insonnia e dolore muscolare significa far attenzione a questi avvertimenti che ci invitano a fermarci e a riflettere.

Tra gli altri sintomi ritroviamo una bassa concentrazione: in questi casi infatti si ha la mente confusa, una mente che vuole solo scappare dalla realtà per cercare quasi un rifugio.

Ecco che si arriva a sperimentare un rifiuto sociale, per stare soli e in intimità con se stessi.

Le cause: da dove può originare 

Ma perché nasce questa emozione? Perché la sperimentiamo?

Quando nasce quest’emozione?

Diciamo che esistono varie cause e quindi vari motivi per cui possiamo sentirci tristi.

Tra quelle più comuni abbiamo le seguenti:

  • Eventi di vita dolorosi: perdita di una persona, la fine di una relazione o un abbandono.
  • Delusioni
  • Rifiuti
  • Ricevere indifferenza
  • Essere incompresi
  • Non raggiungere i propri obiettivi.

Possiamo dunque sperimentare questa emozione quando perdiamo qualcosa o qualcuno.

Quando qualcosa non va come avremmo voluto.

Quando ci sentiamo criticati, svalutati. 

A volte, però, alla base ci sono dei veri e propri disturbi come l’ansia, la depressione, l’anoressia o altre condizioni.

Ecco che anche da qui si intuisce una cosa fondamentale.

La tristezza non è depressione, ma sicuramente la tristezza può essere un segnale della depressione che si accompagna ad altri sintomi ,però.

Ricordiamo che per parlare di depressione bisogna fare una specifica diagnosi che tiene conto di specifici sintomi.

L’impatto sulla persona: cosa succede quando proviamo tristezza?

Ma ora poniamoci una domanda:  che ripercussioni può avere tutto questo?

Ovvero quando siamo tristi, cosa succede al nostro corpo?

Quando siamo tristi l’impatto può essere grande e a più livelli.

I circuiti del nostro cervello che riguardano il dolore fisico sembrano ribaltarsi e non solo quelli, ma anche le zone che riguardando la percezione somatico del dolore.

Si hanno delle ripercussioni anche sul sistema immunitario che risulterà essere debilitato e quindi di conseguenza si sarà più esposti al rischio di contrarre malattie varie.

Le conseguenze sono visibili anche sulla propria temperatura: quando siamo tristi la sensazione di tristezza sembra aumentare la nostra sensibilità al freddo.

La tristezza sembra influire anche sull’appetito e sullo stress: può infatti aumentare il rischio di prendere peso e il tutto può avere un effetto diretto sull’ormone cortisolo.

Ecco che la tristezza può essere associata anche a cardiopatie, malattie polmonari, etc.

Quando si è tristi si riduce anche l’ormone della serotonina e proprio questo può portare a 

  • Depressione
  • Ossessioni compulsive.

La tristezza, lo sappiamo tutti, porta anche al pianto: ecco che torna il pianto che può essere considerato sia come un sintomo che come una conseguenza della tristezza.

Insomma chi non piange quando è triste?

E chi non piange perché è triste?

Il pianto in tal situazioni può nascere e comunicare varie cose, in base al contesto in cui ci si trova.

A volta cerchiamo quasi di frenarlo, ma questo è sbagliato.

Piangere ci fa stare bene dopo, perché piangendo lasciamo fluire le nostre emozioni e iniziamo a segregare endorfine che ci permettono di sentirci più rilassati.

Ecco che in tal senso bisogna piangere e non evitare di farlo.

Come affrontare la tristezza: piccoli consigli utili

Arrivati a questo punto cerchiamo di capire cosa possiamo fare per affrontare la tristezza.

Quali consigli possiamo seguire?

Partendo dal presupposto che è un’emozione adattiva, abbiamo capito che non va evitata, perché se vissuta può portare a dei benefici.

Infatti se vissuta può mostrarci cosa conta davvero per noi e per la nostra vita.

Ecco che dobbiamo concederci il lusso di provarla fino in fondo.

Come fare per gestirla, senza evitarla?

  • Bisogna farla uscire, quindi se volete piangere, piangete, urlate ma lasciate andare. Non tenete dentro.
  • Potete provare a esprimere la vostra tristezza anche in modo creativo, quindi dipingendo, disegnando, ascoltando della buona musica.
  • Fa anche bene la scrittura in tal senso: ecco che potete provare a mettere nero su bianco le vostre emozioni.

Potete provare anche a capire cosa causa del vostro stato d’animo e anche qui provare a mettere tutto per iscritto.

Come la gestite solitamente? Provate a chiedervi anche questo.

  • Parlare delle emozioni che si provano, quindi condividerle. Esprimere la propria vulnerabilità in un dato momento può essere un punto di forza. Seppur la tristezza è difficile da esprimere, facciamolo.

Questo significa mostrare anche i propri bisogni: se vogliamo un abbraccio, comunichiamolo, soprattutto se siamo tristi e abbiamo bisogno di vicinanza.

  • Non pretendete di non essere tristi, ma cercate una relazione diversa con la vostra stessa tristezza.

Questo significa accoglierla: quando la nostra mente inizia a credere che la tristezza non è pericolosa, metà del lavoro è già fatto.

  • Non giudichiamo la nostra tristezza, ripeto, accogliamola.

Come?

Possiamo per esempio dedicare un tempo predefinito alla tristezza e in tal senso pianificare quanto tempo stare a osservarla.

Si può iniziare da 10 minuti per poi man mano aumentare.

Riflessioni conclusive: che cosa abbiamo detto sinora?

Abbiamo voluto iniziare l’articolo con delle frasi di Inside Out e vogliamo concluderlo allo stesso modo, mettendo in rilievo come questo famoso cartone ci possa aiutare a capire quanto sia importante essere tristi. Proprio come abbiamo detto nel corso di questo articolo.

Essere tristi ci permette di capire e comprendere noi stessi: mostrare la nostra tristezza ci consente di comunicare agli altri se c’è qualcosa che non va.

Tutto questo avviene però quando non la reprimiamo.

Quando non la evitiamo. Tra le grandi verità che può trasmetterci Inside Out c’è n’è una in particolare.

Non può esserci gioia senza provare tristezza.

Per questo tale emozione va riconosciuta e trasformata in quella spinta che ci può permettere di cambiare. 

Ecco che non bisogna ignorare il proprio presente e i propri sentimenti se vogliamo un futuro felice.

Poiché solo quando viviamo tutto possiamo riuscire a superare tutto.

E poi ignorare la propria tristezza, significa semplicemente ignorare noi stessi.

E come possiamo pensare di essere sereni con questi presupposti?

Simona Lauri

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    Simona Lauri
    Psicologa e psicoterapeuta breve strategica. Oltre che offrire interventi di psicoterapia breve, mi occupo di coaching alimentare e sportivo.

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