Diabulimia e diabete: una moda alimentare pericolosa

Diabulimia e diabete: una moda alimentare pericolosa

Diabulimia e diabete: una moda alimentare pericolosa
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Diabulimia e diabete: una moda alimentare pericolosa

Il nostro corpo ha bisogno di insulina per spazzare via il glucosio in eccesso nel nostro sangue, e utilizzarlo come energia. Nelle persone con diabete di tipo 1 il pancreas non produce più insulina, l’ormone che controlla il livello di glucosio nel sangue. Il glucosio si accumula, provocando un sovraccarico per i reni che hanno la funzione di espellere lo zucchero. A lungo termine il diabete, non trattato correttamente, può danneggiare altri organi e tessuti.

Diabete di tipo 1

Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune in cui le cellule che producono insulina vengono attaccate dal sistema immunitario del corpo. L’insulina è l’ormone che permette al corpo di trasformare il glucosio in energia. Senza l’insulina le cellule non possono accedere al glucosio e sono lasciate  morire di fame, mentre il flusso sanguigno è saturo di zuccheri.

L’assunzione di insulina però ha un aspetto controproducente (ma non per questo intollerabile) e cioè un aumento di peso perché contribuisce al deposito di grasso nel corpo.

L’aumento di peso causato dall’uso iniziale di insulina nei diabetici, ha fatto si che alcuni pazienti adolescenti decidano di non assumerne la dose. Senza insulina i livelli di zucchero nel sangue aumentano in modo che le cellule non utilizzano il glucosio, e il corpo, nel tentativo di ridurre la glicemia, lo espelle in eccesso nell’urina. Il risultato è la perdita di peso.

Aspetti medici e psicologici della diabulimia

Questa premessa è fatta per introdurre un disturbo di recente scoperta: la diabulimia, termine che fonde due disturbi, il diabete e la bulimia. La scoperta di chi ne soffre è che se salta la dose di insulina giornaliera avrà una perdita di peso consistente, associata alle condotte compensatorie tipiche dei disturbi alimentari: riduzione dell’assunzione di cibo, aumento dell’attività fisica, vomito e uso di lassativi.

Secondo gli esperti almeno il 40% delle donne con diabete di tipo 1 soffre di diabulimia.  Anche se è più difficile, però è possibile arrivare a un peso sano come le persone non diabetiche.

Diagnosi diabete di tipo 1

Il diabete di tipo 1 è solitamente diagnosticato in soggetti con meno di 40 anni di età, e sembra essere più comune tra le giovani adolescenti. Per un giovane è infatti ancora più complesso accettare una malattia cronica, trovandosi improvvisamente a fare i conti con restrizioni alimentari e disagio sociale e psicologico.

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Le pazienti possono anche avere altri disturbi alimentari quali l’anoressia nervosa, il binge eating e bulimia nervosa.

La diabulimia quindi, da come si può facilmente intuire, è un disturbo molto pericoloso perché mette a rischio la vita della persona. Ci sono una serie di conseguenze a questo comportamento patologico quale:

Sete costante

Mancanza di concentrazione. Questo effetto è pericoloso anche rispetto alla possibilità di chiedere aiuto. Le persone con questo disturbo infatti mancano nella capacità di focalizzare il problema, di prendere delle lucide decisioni e quindi, inevitabilmente, di essere meno propensi a cercare aiuto.

Aumento del colesterolo

Sviluppare problemi alla vista

Gonfiore agli arti a causa dell’accumulo dei liquidi

Disidratazione

Atrofia muscolare

Un più esposto rischio alle infezioni batteriche

Malattie del fegato

Rischio ictus

Progredendo, il diabete causa danni ai reni, problemi al cuore e morte se non trattato.

Come si presenta la diabulimia?

I pazienti con questo disturbo presentano comportamenti caratteristici della bulimia nervosa, con abbuffate di alimenti zuccherati o carboidrati, per poi espellere lo zucchero in eccesso attraverso la minzione.

Attualmente la comunità psichiatrica non considera la diabulimia un disturbo diagnosticabile così come per altri disturbi inseriti nel DSM V (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), ma è utilizzato dai medici per descrivere un disturbo alimentare associato al diabete di tipo 1. Le prime segnalazioni di casi di diabulimia sono emersi nel 1983 anche se è solo dalla fine degli anni ’90 che se ne inizia a parlare. Come prima detto, i soggetti maggiormente a rischio sono donne con età inferiore ai 40 anni, e l’American Diabetes Association (ADA) afferma che le donne hanno una probabilità tre volte maggiore rispetto agli uomini di sviluppare la diabulimia e che il 30-40% delle ragazze con diabete di tipo 1 hanno già sviluppato o svilupperanno un disturbo alimentare.

Diabulimia: il profilo della “vittima”

In queste donne la diagnosi di diabete di tipo 1 porta in sé un’immagine più dispregiativa nei confronti del proprio corpo, aggiungendosi l’ossessione per un corpo esile e sottile. Il monitoraggio costante dei livelli di zucchero nel sangue, l’assunzione di carboidrati controllata el’insulina che inizialmente determina un aumento di peso fa entrare la persona in un circolo vizioso in cui il disturbo alimentare diventa l’esito nefasto.

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I soggetti con diabulimia purtroppo, a causa del fatto che non seguono in modo corretto la cura e saltando le dosi di insulina, hanno una probabilità di vita 13 anni in meno rispetto a chi segue in modo preciso la prescrizione medica.

Lo fanno per varie ragioni, sicuramente una vulnerabilità allo sviluppo di un disturbo alimentare ma anche la presenza di aspetti ossessivi come il controllo delle etichette degli alimenti, attenzione eccessiva per il proprio peso, un atteggiamento dei genitori non favorevole all’accettazione del disturbo organico e per ultimo anche l’incontro di relazioni negative con gli operatori sanitari che si sono incontrati nel proprio percorso e quindi una mancanza di fiducia verso l’istituzione ospedaliera.

Diabulimia: i campanelli di allarme

La diabulimia è un disturbo complesso che vede intrecciarsi aspetti biologici, psicologici e sociali.

Relativamente ai campanelli di allarme della diabulimia, specificatamente, possiamo individuare:

Preoccupazione a mantenere o perdere il proprio peso

Ricoveri ricorrenti legati alla chetoacidosi diabetica (grave conseguenza del diabete di tipo 1 e più raramente di quello di tipo 2)

Cali di glucosio nel sangue che portano a ipoglicemia

Evitamento delle visite mediche per non essere scoperti nel proprio comportamento

Pelle secca e perdita di capelli

Classici sintomi del diabete: minzione-eccessiva, sete estrema , fame costante

Affaticamento e debolezza

Amenorrea o mestruazioni irregolari

Difficoltà o rifiuto a farsi l’iniezione di insulina davanti ad altre persone

Depressione, ansia, sbalzi d’umore

ma in molti casi la persona non presenta questi sintomi (per un periodo limitato) e quindi la diabulimia rimane nascosta, o è possibile che i sintomi siano interpretati dalla famiglia come “normali” per un paziente affetto da diabete di tipo 1 e quindi non ricorrono ai ricoveri e agli psicologi.

Avvicinarsi ad una paziente che si sospetta essere affetta da diabulimia può essere molto complesso. Come tutti i soggetti con disturbi dell’alimentazione, si osserva molta diffidenza e atteggiamento difensivo. Un atteggiamento medico libero da critica e giudizio è essenziale per sviluppare una maggiore fiducia nella paziente e tentare un’assunzione sicura di insulina.

Il trattamento della diabulimia

Una condizione in cui sono presenti un disturbo mentale e organico l’approccio al trattamento non può che avvenire attraverso un team multidisciplinare di specialisti. Se la persona richiede aiuto ed è quindi consapevole del disturbo dimostrandosi disponibile a un cambiamento, è chiaramente più facile e la cura più veloce. Si attiverà un’equipe di medici tra quali un diabetologo, un nutrizionista e uno psicologo specializzato nel trattamento dei disturbi dell’alimentazione. Se il trattamento ambulatoriale non avrà successo, si potrebbe optare per quello residenziale che diventerebbe necessario. Indipendentemente da ciò, il trattamento richiede la ri-educazione alimentare combinata con interventi di salute medica e mentale per un successo a lungo termine. Trattare il diabete senza trattare il disturbo alimentare, o viceversa, è come mettere un cerotto su una ferita da proiettile… inutile!

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Il trattamento medico è volto a portare la glicemia a livelli normali per evitare gravi complicazioni, e lo spostamento del paziente verso abitudini alimentari più equilibrate che includono tre pasti al giorno e due spuntini. L’educazione alimentare è essenziale per aiutare i pazienti a capire come l’insulina sia fondamentale per la propria sopravvivenza.

Simultaneamente il trattamento psicologico clinico, è più complesso. Come dicevo  prima il paziente va ri-educato ad alimentarsi correttamente, convincerlo dell’importanza dell’insulina. Ma soprattutto l’intervento psicologico ha come principale obiettivo quello di modificare l’immagine corporea percepita.

È importante far capire al diabetico che non dovrà privarsi di tutto e che potrà seguire una dieta protettiva.

A Milano il polo Universitario dell’ospedale Luigi Sacco, offre ai ragazzi affetti da diabete di tipo 1 e alle loro famiglie un supporto basato non solo sul trattamento per i giovani, ma anche per i propri genitori.

FONTI

http://www.medscape.com/viewarticle/857221

http://www.todaysdietitian.com/newarchives/080112p14.shtml

http://ofeverythingblog.blogspot.it/2016/10/diabulimia-english.html

http://www.news-medical.net/health/Diabulimia-Eating-Disorder.aspx

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Dott.ssa Simona Lauri - Psicologa Milano

Psicologa Psicoterapeuta e Coach Alimentare at Benessere Pratico
Psicologa e psicoterapeuta breve strategica. Oltre che offrire interventi di psicoterapia breve, mi occupo di coaching alimentare e sportivo.

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