Umore, memoria e passato: quale influenza? - Psicologa Milano - Simona Lauri, Psicoterapeuta e mental trainer

Umore, memoria e passato: quale influenza?

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Come il nostro umore influenza il modo in cui vediamo il nostro passato?

Una serie di studi hanno mostrato che tendiamo a ricordare, del nostro passato, eventi e situazioni coerenti al nostro stato emotivo attuale. In altre parole, se siamo tristi o se ci sentiamo depressi, tenderemo a ricordare degli episodi che, per un motivo o per l’altro, risultano in linea con ciò che proviamo (Murray et al., 1999). Al contrario, se ci sentiamo pieni di ottimismo, speranza o di energia, probabilmente ricorderemo con più frequenza situazioni emotivamente simili.

Ma come funziona la memoria?

Possiamo trovare due modi di concettualizzarla: la “memoria come magazzino” e la “memoria come laboratorio di scrittura”.

La memoria come magazzino

E’ possibile rappresentare la memoria come una sorta di magazzino in cui sono impilati, organizzati secondo diversi criteri, i ricordi, le conoscenze, le esperienze e le abilità che abbiamo. Possiamo usare, per capire questa prospettiva, la metafora di una biblioteca: si tratta di un edificio (sarebbe il cervello) in cui sono presenti libri di molti tipi diversi. Quando una persona chiede al bibliotecario un testo, quest’ultimo può effettuare una prima ricerca, poniamo, in base al tipo di libro (letteratura inglese, storia o filosofia), per poi proseguire in base al nome dell’autore, ed infine trovando, fra i libri dello stesso autore disposti in ordine alfabetico, quello che interessa.

L’obiettivo della biblioteca è permettere di rintracciare facilmente il testo desiderato, per facilitare al massimo la consultazione. ​Il libro non si modifica leggendolo; ​proprio come i volumi della biblioteca, la memoria, secondo questo punto di vista, recupera dal magazzino delle sue conoscenze quelle che servono e una volta usate possono tornare nei loro rispettivi “scaffali”, pronte ad essere nuovamente utilizzate.

La memoria come laboratorio di scrittura

Un’altra possibilità è quella di considerare la memoria come uno strumento vitale e complesso, che non solo recupera informazioni ma è costantemente impegnata a riscriverle. Immaginiamo uno strumento per riprodurre la musica (diciamo un lettore mp3 di nuova generazione) che non solo “fa suonare” le canzoni più in linea con lo stato emotivo dell’ascoltatore, ma che “sovrascrive” la canzone che sta suonando ogni volta che viene riprodotta. Ad esempio, se noi cantiamo mentre la ascoltiamo, questo lettore di nuova generazione non solo ricorderà la canzone, ma la riscriverà parzialmente aggiungendoci la nostra voce, con cui la abbiamo cantata.

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Depressione e memoria

All’inizio dell’articolo abbiamo parlato di studi che mostrano come tendiamo a vedere il nostro passato attraverso le “lenti” delle emozioni che proviamo nel presente.

Tali studi sembrano dare consistenza al secondo modo di intendere la memoria, vedendola come un “laboratorio di scrittura”. Se non fosse così, se in altre parole la memoria fosse un semplice “magazzino” in cui stoccare i nostri ricordi e conoscenze, queste ultime non dovrebbero in alcun modo essere influenzate dal modo in cui ci sentiamo quando le andiamo a recuperare.

Al contrario, esistono molti studi che mostrano che i ricordi non sono statici, ma suscettibili a continue modifiche. Ad esempio, la studiosa americana Marigold Linton ha rilevato, utilizzando lo studio di come i ricordi vengono rievocati durante la scrittura di un diario, che “l’episodio torna facilmente alla mente se esistono le stesse condizioni emotive che si avevano in fase di codificazione dell’evento” (Roncato e Zucco, 1993).

Concludendo…

Si tratta di una serie di studi molto interessanti, perché hanno a che fare con i modi, complessi e ancora piuttosto misteriosi, con cui continuamente costruiamo e ricostruiamo la narrazione del nostro passato. Quest’ultimo non è infatti qualcosa di monolitico, ma spesso contiene ricordi positivi e negativi, persone piacevoli o decisamente spiacevoli, eventi gioiosi o traumatici: la nostra storia è carica di contraddizioni. Ma saremo più portati a ricordare solo alcuni di questi eventi, situazioni o persone, quelle cioè che sono in linea con ciò che proviamo oggi.

In ogni istante, in altri termini, siamo impegnati nella ricostruzione del nostro passato, retrospettivamente (Bruner, 1992).

Come in una pezzo musicale, in cui alcuni accordi dominanti segnano il confine tra le note “permesse” e quelle “vietate”, tra ciò che è armonioso e ciò che crea disarmonia, così il nostro stato emotivo attuale costantemente segna il limite di ciò che deve essere presente nella nostra narrazione. Purtroppo, quando una persona vive uno stato di difficoltà o di sofferenza, ecco che la sua narrazione diviene saturata dal problema (vedi White, 1992), gli accordi dominanti della sua canzone sono intonati al disagio che vive nel presente, e tende a sottolineare nel suo passato proprio quegli eventi che sono “in armonia” con la sofferenza che prova, come è il caso della depressione​ (Watkins et al., 1996).

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Questi risultati sono in accordo con la linea terapeutica tipica della Terapia Breve Strategica​ per i disturbi depressivi, che si occupa di dare adeguato spazio e espressione alla sofferenza, sia individualmente che a livello familiare (vedi Muriana et al., 2006), ma allo stesso tempo di puntare a ristrutturare l’esperienza ​presente ​della vita del paziente. Basarsi unicamente su una ricostruzione archeologica del passato rischia infatti di diventare una osservazione retrospettiva condotta attraverso lenti deformate e deformanti. Deformanti proprio perché, se soffro oggi, vedrò del mio passato la sofferenza, e solo quella. Ma se dovessi guardare alle mie spalle, verso ciò che mi è accaduto, dopo aver costruito un “oggi” migliore, ciò che c’era ieri potrà sembrarmi costellato di qualche piccola, anche se timida, stella.

A cura del dott.re Giacomo Crivellaro, psicologo psicoterapeuta a Firenze, Parma e Montevarchi

Riferimenti bibliografici

  • Bruner, J. (1992). ​La ricerca del significato: per una psicologia culturale.​ Torino: Bollati Boringhieri.
  • Muriana, E., Pattenò, L., Verbitz, T. (2006). ​I volti della depressione. Abbandonare il ruolo della vittima: curarsi con la psicoterapia in tempi brevi.​ Firenze: Ponte alle Grazie.
  • Murray, L. A., Whitehouse, W. G., Alloy, L. B. (1999). Mood congruence and depressive deficits in memory: a forced-recall analysis. ​Memory,​
    7(​ 2), 175-196.
  • Watkins, P. C., Vache, K., Verney, S. P., & Mathews, A. (1996). Unconscious mood-congruent memory bias in depression. ​Journal of Abnormal Psychology,​ 1​ 05​(1), 34.
  • White, M. (1992). ​La Terapia come Narrazione. Proposte Cliniche. Roma: Astrolabio.
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Psicologa e psicoterapeuta breve strategica. Oltre che offrire interventi di psicoterapia breve, mi occupo di coaching alimentare e sportivo.

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