Relazione madre-bambino: come nascono i primi modelli relazionali
La relazione madre-bambino rappresenta uno dei primi contesti nei quali prende forma l’esperienza relazionale del bambino. Attraverso sguardi, vocalizzazioni, contatto, risposte ai bisogni e momenti di reciproca regolazione, il bambino comincia progressivamente a costruire aspettative rispetto a sé, all’altro e alla possibilità di trovare risposta ai propri stati emotivi.
Con questo contributo inauguro una serie di articoli dedicati alle prime relazioni affettive e alle possibili conseguenze della trascuratezza emotiva. In questa prima parte mi soffermo sulla relazione precoce tra bambino e figura materna, facendo particolare riferimento al contributo di Daniel Stern.
È importante precisare fin dall’inizio che le esperienze precoci hanno un peso significativo, ma non rappresentano un destino psicologico immutabile. Lo sviluppo avviene nel tempo e nuove relazioni, esperienze affettive ed esperienze di cambiamento possono contribuire a modificare modalità relazionali apprese precedentemente.
Il contributo di Stern alla relazione madre-bambino
Sin dalla nascita il rapporto del bambino con la figura materna riveste una particolare importanza. Nei primi mesi di vita, attraverso un ricco scambio di interazioni, il bambino inizia a costruire modalità attraverso le quali entrare in rapporto con l’ambiente e con le altre persone.
Daniel Stern ha descritto efficacemente questa reciprocità utilizzando la metafora di una danza: madre e bambino partecipano entrambi all’interazione, influenzandosi reciprocamente attraverso segnali, risposte, pause e continui aggiustamenti.
Il bambino, infatti, non viene più considerato come un soggetto passivo o come una sorta di tabula rasa. Fin dalle prime fasi dello sviluppo mostra una predisposizione alla relazione e partecipa attivamente alla costruzione dei suoi primi scambi interpersonali.
La diade madre-bambino diventa così uno spazio relazionale all’interno del quale entrambi contribuiscono alla regolazione dell’interazione.
Fin dai primi mesi il bambino può, per esempio, mantenere oppure interrompere temporaneamente il contatto attraverso lo sguardo, i movimenti del corpo e della testa. Questi comportamenti assumono un ruolo importante nella regolazione dello scambio già nella fase preverbale.
Sintonizzazione affettiva e capacità di autoregolazione
Espressioni facciali, vocalizzazioni, sguardo, postura e movimenti costituiscono un vero e proprio sistema di comunicazione prima ancora che compaia il linguaggio.
Attraverso questi micro-comportamenti il bambino partecipa alla regolazione della quantità e dell’intensità del contatto sociale e, contemporaneamente, cerca di modulare il proprio livello di attivazione interna.
La figura adulta svolge naturalmente un ruolo fondamentale in questo processo. Attraverso risposte sufficientemente sensibili ai segnali del bambino può contribuire alla regolazione dei suoi stati emotivi e fisiologici.
Il concetto richiama anche ciò che Winnicott descrive attraverso la funzione di holding: non una risposta perfetta e costante a ogni bisogno, ma la presenza di un ambiente sufficientemente capace di contenere e accompagnare l’esperienza del bambino.
Nello sviluppo della relazione diventa quindi centrale la regolazione reciproca: il bambino comunica uno stato attraverso il proprio comportamento, l’adulto risponde e il bambino, a sua volta, reagisce alla risposta ricevuta.
La regolazione emotiva non nasce quindi esclusivamente “dentro” il bambino, ma si sviluppa inizialmente anche attraverso queste esperienze ripetute di co-regolazione con l’adulto.
La predisposizione naturale alla relazione
L’essere umano sembra possedere fin dall’inizio una particolare predisposizione a entrare in relazione.
È sufficiente osservare alcuni scambi tra un adulto e un neonato per cogliere quanto precocemente possano emergere momenti di coordinazione: lo sguardo che viene ricambiato, un’espressione facciale imitata, una vocalizzazione alla quale segue una risposta, il movimento del corpo che cambia in funzione dell’altro.
Questo non significa che madre e bambino debbano essere continuamente e perfettamente sincronizzati.
La relazione si costruisce piuttosto attraverso una successione di incontri, aggiustamenti, momenti di sintonia e inevitabili momenti nei quali la sintonia viene temporaneamente meno.
Le esperienze che si ripetono nel tempo contribuiscono così alla costruzione di aspettative rispetto alle relazioni: che cosa posso aspettarmi dall’altro? Cosa accade quando esprimo un bisogno? Posso cercare vicinanza? Come reagisce l’altro quando provo paura, disagio o frustrazione?
Quando la sintonizzazione non è perfetta
Una relazione sufficientemente buona non richiede che il genitore comprenda e risponda correttamente a ogni segnale del bambino.
Nello scambio quotidiano si verificano inevitabilmente momenti nei quali adulto e bambino non sono perfettamente sintonizzati. Un segnale può essere interpretato in modo impreciso, una risposta può arrivare in ritardo oppure il bambino può sperimentare una temporanea frustrazione.
Ciò che assume particolare importanza è anche la possibilità di ricostruire la connessione dopo questi momenti di discontinuità.
Il bambino può così sperimentare progressivamente che una temporanea distanza emotiva, un’incomprensione o una frustrazione non comportano necessariamente la perdita della relazione.
Queste esperienze di rottura e successiva riparazione partecipano alla costruzione della capacità di attraversare le frustrazioni e di ritrovare una condizione di regolazione emotiva.
La qualità di una relazione, quindi, non dipende dall’assenza assoluta di errori o incomprensioni, ma anche dalla possibilità che la relazione possa ritrovare un equilibrio dopo una temporanea perdita di sintonia.
Relazione madre-bambino: dalle esperienze ripetute ai modelli relazionali
Quando determinate esperienze interattive si ripetono, il bambino comincia progressivamente a riconoscerne alcune caratteristiche relativamente stabili.
Pensiamo, per esempio, alla nutrizione, al gioco, al momento del sonno oppure alle situazioni nelle quali il bambino manifesta disagio e viene consolato.
Queste esperienze non sono costituite da singoli comportamenti isolati, ma da sequenze relazionali.
Stern ha descritto l’importanza delle esperienze interattive che si ripetono nel tempo e attraverso le quali il bambino può progressivamente individuare alcune regolarità nello scambio con l’altro.
Il bambino costruisce così rappresentazioni e aspettative sulla base di ciò che sperimenta ripetutamente nelle relazioni significative.
Nella letteratura psicologica queste rappresentazioni vengono frequentemente messe in relazione con i modelli operativi interni, ossia organizzazioni attraverso le quali il bambino costruisce aspettative relative a sé, agli altri e alle relazioni.
I modelli operativi interni contribuiscono quindi a organizzare l’esperienza: permettono di formulare aspettative rispetto alla disponibilità dell’altro, interpretare ciò che accade nelle relazioni e orientare il proprio comportamento.
Non si tratta, però, di copioni rigidi destinati necessariamente a ripetersi per tutta la vita. È più corretto considerarli come organizzazioni dell’esperienza che possono influenzare il modo in cui vengono interpretate le successive situazioni relazionali.
Relazione madre-bambino e attaccamento
Il tema dei modelli operativi interni conduce inevitabilmente alla teoria dell’attaccamento.
Attraverso le esperienze ripetute con le figure significative il bambino costruisce progressivamente aspettative rispetto alla disponibilità dell’altro e alla possibilità di ricorrere alla relazione nei momenti di bisogno.
La qualità di queste esperienze può contribuire alla costruzione del senso di sicurezza, alla regolazione delle emozioni e alle modalità attraverso le quali, nel corso dello sviluppo, ci si avvicina agli altri e si affrontano separazioni, frustrazioni e richieste di vicinanza.
La ricerca sullo sviluppo infantile ha progressivamente approfondito il ruolo delle relazioni responsive tra bambino e caregiver, evidenziando l’importanza degli scambi reciproci nelle prime fasi dello sviluppo. Anche in questo caso è importante evitare una lettura deterministica: le esperienze infantili possono influenzare le modalità relazionali successive senza determinarle in maniera definitiva.
Per approfondire il tema è possibile leggere anche l’articolo dedicato agli stili di attaccamento e alla personalità del bambino.
Dalle prime relazioni alle relazioni adulte
Le esperienze precoci possono contribuire alla costruzione di aspettative che, nel corso dello sviluppo, riguardano non soltanto gli altri ma anche se stessi: posso essere ascoltato? I miei bisogni sono legittimi? Posso affidarmi all’altro? Che cosa accade quando mostro vulnerabilità?
Alcune di queste aspettative possono continuare a essere riconoscibili nelle relazioni adulte, per esempio nella difficoltà ad affidarsi, nel bisogno frequente di rassicurazioni, nella paura dell’abbandono o, al contrario, nella tendenza a mantenere una forte distanza emotiva.
Questo non significa che esista una corrispondenza automatica tra una determinata esperienza infantile e uno specifico comportamento adulto. Lo sviluppo psicologico è molto più complesso ed è influenzato dalle numerose esperienze personali e relazionali che si susseguono nel corso della vita.
Nuove relazioni significative, esperienze differenti e una maggiore consapevolezza del proprio funzionamento possono modificare nel tempo modalità che in precedenza sembravano particolarmente radicate.
Comprendere la propria storia relazionale può essere utile proprio perché alcuni modi di proteggersi, cercare rassicurazione, evitare la vicinanza o temere l’abbandono possono continuare a essere utilizzati anche quando non risultano più funzionali nel presente.
Quando queste modalità diventano rigide, producono sofferenza o limitano significativamente le relazioni, può essere utile comprenderne il funzionamento e lavorarvi all’interno di un percorso psicologico o psicoterapeutico.
Comprendere l’origine di alcuni schemi non significa quindi attribuire alla propria storia infantile la responsabilità di ogni difficoltà adulta, ma acquisire una maggiore consapevolezza dei modi attraverso i quali abbiamo imparato a stare nelle relazioni e della possibilità di modificarli.
Nel prossimo articolo approfondirò il concetto di attaccamento e le principali modalità attraverso le quali i primi legami affettivi possono contribuire alla costruzione delle successive esperienze relazionali.
Bibliografia
Stern, D. (1979). Le prime interazioni sociali: il bambino e la madre. Armando Editore, Roma.
Stern, D. (1998). Le interazioni madre-bambino nello sviluppo e nella clinica. Raffaello Cortina Editore, Milano.
Winnicott, D. W. (1995). Sviluppo affettivo e ambiente. Studi sulla teoria dello sviluppo affettivo. Armando Editore.
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