Sindrome crocerossina-sindrome di Wendy: aiuto tutti senza sosta!

Sindrome crocerossina-sindrome di Wendy: aiuto tutti senza sosta!

Sindrome crocerossina-sindrome di Wendy: aiuto tutti senza sosta!
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sindrome crocerossina

Sindrome crocerossina-sindrome di Wendy: aiuto tutti senza sosta!

Chi di voi non conosce Wendy, la protagonista femminile della famosa fiaba Peter Pan?

In maniera diametralmente opposta al protagonista della storia, la bambina mostra un atteggiamento caratterizzato da forte senso di responsabilità nei confronti degli altri ed una spiccata tendenza a prendersi costantemente e instancabilmente cura di tutti, dai fratellini a Peter Pan stesso.

Se un comportamento di questo tipo può sembrare del tutto “normale” (se non addirittura, indice di profonda maturità), portato all’esasperazione, conduce verso quella che è stata definita proprio Sindrome di Wendy (sindrome crocerossina). Di cosa si tratta nello specifico? 

Ti aiuto e sono sempre al tuo servizio

Essere sempre disponibile, pronta ad aiutare le persone che la circondano –in particolar modo il partner- confortare e risolvere i problemi e le incombenze di chiunque si rivolga a lei/lui, sono queste alcune delle caratteristiche tipiche della persona con Sindrome di Wendy.

Ciò che tiene “inchiodati” questi soggetti all’interno di tale dinamica sono, da un lato, il forte senso di responsabilità che provano e dall’altro la credenza secondo la quale “il benessere e la felicità dell’altro” dipenda esclusivamente da loro.

A partire dal loro continuo mostrarsi gentili e presenti per l’altro, chi vive con la Sindrome di Wendy, si costruisce un ulteriore convinzione (avvallata dai feedback che riceve dagli altri) che le porta a credere che per essere oggetto di attenzione, per meritare affetto e amore, sia necessario donare e dare in maniera incondizionata, pena, la possibilità di non ricevere a loro volta amore e attenzione, o peggio, perdere la persona amata. La fine di un rapporto, infatti, non viene tollerata e nel caso in cui ciò si verifichi, la persona entra in un profondo stato di sofferenza connotata da sensi di colpa e rimuginazione rispetto al fatto di non aver dato o fatto abbastanza.

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Quali conseguenze per la chi soffre della sindrome crocerossina?

All’interno di un rapporto di coppia, una modalità comportamentale di questo tipo può provocare svariate conseguenze:

  • L’essere costantemente presenti può condurre il partner a sperimentare sensazioni quali una “opprimente” vicinanza e una totale mancanza di spazi di autonomia personali, fondamentali invece, per il benessere della coppia. Se portate all’esasperazione, queste sensazioni, dunque, potrebbero portare il partner a decidere di chiudere il rapporto.
  • Non è raro che le persone con sindrome crocerossina incontrino coloro che, in letteratura, sono stati definiti Peter Pan, vale a dire, quei soggetti che lungi dall’assumersi responsabilità, trascorrono la loro vita all’insegna della spensieratezza e dell’immaturità tipica dell’adolescenza. Accade, pertanto, che trovano nella “Wendy di turno” una sorta di tutto-fare, la persona che risolve per lui-lei i problemi e le incombenze tipiche della vita adulta, fino a quando, chi vive con la Sindrome di Peter Pan, temendo di doversi imbarcare all’interno di una relazione stabile e duratura, fugge. Anche in questi casi, dunque, il copione sarà il medesimo e la “povera” Wendy si troverà nuovamente a dover fare i conti con la fine di una rapporto all’interno quale lei stava donando al 100%.

Tristezza, sensazioni di vuoto e sensi di colpa, come accennato precedentemente, sono alcuni degli stati d’animo sperimentati da chi soffre della Sindrome di Wendy.

Che posto occupano le emozioni negative nelle persone con Sindrome di Wendy?

Emozioni del tutto normali quali rabbia, irritazione ecc…vengono spesso del tutto “negate” e mai manifestate o espresse, dal momento che vengono vissute come emozioni che rischiano di provocare conseguenze spiacevoli agli altri.

Solitamente chi vive mettendo in atto la dinamica tipica della sindrome crocerossina non si rende immediatamente conto dell’effetto boomerang che è in grado di innescare il suo comportamento. Una serie di relazioni fallite, la sensazione di sentirsi “svuotate”, prive di “energie” ed una primo sentore di sfiducia nei confronti degli altri, possono portarle, talvolta, a chiedere aiuto ad uno psicologo.

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Cosa fare per evitare di cadere nella trappola della Sindrome di Wendy?

  • Dare per ricevere? Cominciate a riflettere sul fatto che un comportamento basato sull’eccessivo dare, se in una fase iniziale, vi fa sentire bene e fa star bene gli altri, a lungo andare, soprattutto nelle relazioni d’amore, provoca effetti negativi. Paradossalmente, armati di buone intenzioni, otterrete gli effetti peggiori e contribuirete in prima persona alla creazione di conflitti e rotture.
  • Rabbia mia ti ri-conosco. Provate a dar voce alle emozioni negative, iniziando a pensare che sono del tutto naturali e che più si cerca di allontanarle, insabbiarle, più provocano ripercussioni negative su di sé e sugli altri. Un modo molto semplice ed utile per cominciare a prendere confidenza con la rabbia, è la scrittura. Scrivere senza censure, dando libero sfogo al nervosismo, all’astio e alle emozioni negative rappresenta, infatti, un buon modo per canalizzare la rabbia senza che questa debordi eccessivamente.
  • Vorrei ma non posso. La vostra difficoltà riguarda, in particolar modo, il non essere in grado di dire no alle richieste degli altri? Ciò che vi potrebbe permette di non avvertire l’obbligo di rispondere “si”, per timore di urtare la sensibilità della persona che vi fa una richiesta, consiste nel rispondere: “Mi spiace, vorrei ma non posso”. Tramite questa affermazione, infatti, comunichiamo all’altro il nostro desiderio di volerlo aiutare, facendolo sentire accolto, ma al contempo di non poterlo aiutare a causa di altri impegni.
  • Piccoli piacere personali giornalieri. Provate, ogni giorno, a pensare alla più piccola cosa che possa far piacere esclusivamente a voi stessi e dopo averla visualizzata, “impegnatevi” per poter soddisfare tale piacere.
    Un pizzico di sano egoismo, infatti, aiuta a sperimentare una piacevole sensazione di benessere personale che, di riflesso, viene trasmessa agli altri. Una semplice azione che contribuisce, dunque, a star bene e a migliorare le relazioni sociali.
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Dott.ssa Simona Lauri - Psicologa Milano

Psicologa Psicoterapeuta e Coach Alimentare at Benessere Pratico
Psicologa e psicoterapeuta breve strategica. Oltre che offrire interventi di psicoterapia breve, mi occupo di coaching alimentare e sportivo.

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