Sport individuale: perchè e chi può praticare giochi singoli

Sport individuale: mille anime in un solo giocatore

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Sport individuale: perchè e chi può farlo

Perché? Perché giocare ad un gioco così maledettamente solitario, riprendendo così un concetto di Agassi (allenatore di tennis).

Sorge spontanea la domanda e la risposta, una risposta semplice ed esauriente è una: perché piace. Così risponderebbe un bambino, infatti, la passione è quella caratteristica che non lascia dubbi ed incertezze. La passione  permette di amare gli sport individuali, in cui bisogna scendere a patti con una condizione e un sentimento tra i più temuti: la solitudine.

Questo però non può essere un’accezione solamente negativa. La solitudine per alcune persone può essere un’oasi di pace, dove liberare pensieri senza che ci sia qualcuno che giudichi le tue scelte: al massimo la persona se la prende con se stessa!

Sport individuale: Chi può giocare in singolo

Per giocare in singolo oltre alla già citata passione bisogna avere altro. Basare tutto sulle proprie forze è un concetto che nei giochi di squadra può risultare controproducente mentre nel gioco singolo si diventa allo stesso tempo: gregario, allenatore, leader.

Tante personalità durante una competizione emergono da una sola anima. In certe competizioni estreme come ad esempio maratone, o maratone estreme, quello che inizialmente è uno sport, si trasforma in un’analisi psicologica che ti porta a conoscere te stesso, i tuoi limiti fisici e mentali.

Nel libro Ultra[1] di Folco Terzani viene raccontato come attraverso la corsa si raggiunge la pace della libertà. Nel libro, Michele Graglia racconta come da modello internazionale si trasformò in corridore di maratone estreme. Queste specialità in cui i percorsi durano anche 38 ore – continue – creano nel corridore un muro invalicabile che deve essere superato. M. Graglia racconta di come nella corsa abbia conosciuto meglio se stesso. In questi percorsi, in luoghi talvolta sperduti come nei deserti o nelle terre più fredde del pianeta (terre siberiane), la sfida che inizialmente è una competizione per arrivare primo diviene una sfida contro se stessi. Passo dopo passo il tuo corpo richiede risorse che non si pensa nemmeno di avere e il dialogo interiore dona una capacità che riequilibra il nostro essere: l’introspezione.

Il dialogo interiore può avere frasi del tipo:

forza oggi sarà dura ma non mollerò; sono il più forte; oggi sto giocando male; poche ore e diventerò campione; sono il migliore; sii vigile, sii affamato, sii veloce; respira e tutto andrà bene, andrà tutto bene.

Queste frasi sono frasi che auto – motivano un giocatore soprattutto nel momento di difficoltà in cui, ti ritrovi senza nessuno, come in un deserto.

Il nostro dialogo interiore diventa fondamentale per conferire a noi stessi più fiducia e sicurezza nelle nostre capacità.

La stessa medesima cosa accade al giocatore solitario. Muhammad Alì fu uno meraviglioso boxer degli anni 60’ – 70’, che nella sua incredibile vita fece dell’introspezione il segreto del suo successo. La nostra mente tende a rispettare, senza dare soluzione di contraddittorio, ciò che noi affermiamo, sia detto a voce alta, a voce bassa o detto nel nostro dialogo interiore, e Alì fu un autentico maestro in questo.

“I am the greatest”.[2] Io sono il più grande ripeteva in continuazione. Lo urlava, lo dichiarava ai giornalisti, lo affermava come una sentenza dopo uno dei suoi incredibili jab (tecnica di pugno). Lo ripeteva così tante volte che a distanza di anni, nonostante sia stato il miglior pugile della storia (riduttivo definirlo solo pugile per la sua lotta per i diritti civili) gli appassionati lo ricordano come il più grande.

Questa ripetizione che trivellava il suo inconscio, e anche quello dei suoi avversari, lo spingeva ad eccellere nella solitudine dei suoi allenamenti. Doveva spingersi fino ai suoi limiti per essere il migliore e doveva allenarsi più dei suoi avversari.

“L’autostima cammina a fianco, mano per mano, ad una grande positiva introspezione.”

Queste sono diverse emozioni, che si provano in un gioco solitario che ti mette letteralmente spalle al muro contro te stesso, luogo in cui tu sei il condottiero del tuo cammino.

[1] Ultra. La libertà è oltre il limite di Folco Terzani e Michele Graglia, Sperling&Kupfar, 2017

[2] Muhammad Alì. Impossible i nothing di Thomas Hauser, Edizioni Piemme, 2016

Per approfondire leggi:

Sport individuale: opportunità, limiti e 3 consigli per sceglierlo

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Dott.ssa Simona Lauri - Psicologa Milano

Psicologa Psicoterapeuta e Coach Alimentare a Benessere Pratico
Psicologa e psicoterapeuta breve strategica. Oltre che offrire interventi di psicoterapia breve, mi occupo di coaching alimentare e sportivo.

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