Dubbio patologico: quando i dubbi generano sofferenza

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dubbio patologico

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Dubbio patologico: quando i dubbi generano sofferenza

Mentre in passato si incasellava il dubbio patologico entro quel disturbo caratterizzato dal ciclo domande e risposte continue in grado di causare disagio significativo nella vita della persona, si è visto, grazie alla pratica clinica, che esso è presente anche all’interno di altri disturbi.

Possiamo, pertanto, individuare il dubbio patologico all’interno di diverse situazioni. Tra queste troviamo…

Il controllo che fa perdere il controllo

Si verifica nelle persone che manifestano attacchi di panico. Una tentata soluzione, tipica di chi soffre di crisi di panico, è quella di controllare costantemente le proprie sensazioni fisiche, senza sapere che, è proprio questa forma di controllo nei confronti di funzioni assolutamente spontanee, che genera l’attacco di panico.

Capita spesso, inoltre, che il panico finisca con l’innescarsi, non tanto a causa della sensazione di paura vera e propria, quanto dall’idea che, da un momento all’altro, possa arrivare l’attacco di panico o dall’idea di poter perdere il controllo e fare del male a se stessi e agli altri.   Il problema, pertanto, è il pensiero della paura di perdere il controllo.

Dubbio patologico: a perversione della ragione, pensa oltre il pensabile

Il continuo sviluppo e le costanti conquiste evolutive dell’uomo, lo spingono, quasi inevitabilmente,  a dovere far fronte a problemi sempre più complessi. Il benessere, il consumismo, pongono l’essere umano, in una condizione di dubbio continuo, dal momento che, per ogni sua decisione, spesso, ha di fronte a sé, un ampio panorama di scelte (“quale macchina scegliere”, “di quale malattia mi ammalerò?”).  Per esempio, un dubbio molto diffuso tra gli uomini è quello connesso alle proprie tendenze sessuali: “Sono omosessuale o eterosessuale?”.

Dubbio e sofferenza

Di fronte a domande di questo tipo, la persona, piuttosto che affidarsi alle proprie sensazioni, finisce per passare al vaglio della ragione le sensazioni stesse (ad esempio, verificare se prova eccitazione di fronte ad una donna o ad un uomo nudi). Questo meccanismo di controllo non fa altro che alterare le sensazioni sperimentate e questa alterazione, a sua volta, può portare la persona a provare un maggior senso di confusione e a piombare maggiormente nel dubbio e nella sofferenza.

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Dubbio patologico: l’iper-razionalizzazione

Rientrano in questa categorie le persone che si trovano bloccate all’interno di situazioni prive di vie d’uscita, perché assolutamente incapaci di scegliere. Incrementando l’uso della ragione e scandagliando tutte le alternative possibili, la persona finisce col rimanere bloccata o peggio, ancora a perdere occasioni, momenti e situazioni importanti (“trasferirmi in nuova città o rimanere?”; “lasciare  o meno il mio compagno?”)

Dubbio patologico: l’inquisitore interno

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Si manifesta con quel dubbio che porta la persona ad attribuirsi costantemente le colpe di qualsiasi cosa, reali o immaginarie che siano. E’ come se la vita della persona, ogni suo gesto, comportamento, pensiero venisse controllato da un inquisitore sempre pronto ad attribuirgli colpe, al punto tale da “spingere” la persona ad assumersi la responsabilità di sbagli e colpe, anche quelle non commesse realmente.

Quando il dubbio si trasforma in credenza

Questo dubbio si trasforma, spesso, in credenza la quale, a sua volta, finisce col diventare una lente che va a deformare la realtà. Un esempio sono quelle persone che rimuginano continuamente sul timore, in preda ad raptus di follia, di fare del male a se stessi o agli altri.

Dubbio patologico: il persecutore interno

E’ una persona che deve fare una scelta e il cui dubbio prioritario ruota attorno al quesito “ce la farò o non ce la farò?”, “sarò in grado di gestire quella situazione?”.

Questa domanda è tipica anche, in direzione funzionale, in chi riveste un ruolo professionale importante.

In generale, non è tanto importante la situazione in sé, quanto come la persona percepisce soggettivamente, la situazione stessa. Chi si incarta nel dubbio patologico, si incastra nel circolo di domande-risposta, per cui, non è tanto il dubbio che arriva a generare disagio, quanto il tentativo di rassicurarsi con le risposte.

Il disturbo ossessivo compulsivo

Un caso diverso è quello in cui, in virtù del dubbio iniziale (“avrò chiuso il gas?”), la persona, anziché bloccarsi nel circolo di domande-risposte, finisce col mettere in atto delle azioni per controllare, per propiziare il buon esito o per prevenire. In questo caso, dunque, abbiamo a che fare con un dubbio originario che sfocia, nel tentativo di rassicurazione, in un rituale, ed è proprio quest’ultimo che diventa la base del problema tipico del disturbo ossessivo-compulsivo (DOC).

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Dubbio patologico: il sabotatore interno

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E’ quella persona, per la quale, “il successo vale zero e l’insuccesso il doppio”. Più precisamente si tratta di persone con l’idea che tutto andrà sempre male. Le persone che rientrano in questa categoria, si sentono costantemente sbagliate e qualsiasi cosa facciano, anche se positiva, verrà vissuta male. Di fronte a situazioni di successo conclamato, per esempio, anziché esultare, rimproverano se stessi perché avrebbero sempre potuto fare di meglio.

Eternamente insoddisfatti

Eternamente insoddisfatte, queste persone, possono cadere in situazioni di stallo o vivere in maniera sofferta le situazioni che richiedono una scelta. Questi soggetti sono spesso etichettati, come depressi, dal momento che vivono la vita con grande sforzo ed anche se raggiungono un traguardo, non sono mai soddisfatte. Capita, infatti, che rivolgendosi al medico di base, la persona, lamenti il fatto di sentirsi giù, di alzarsi a fatica; tutti sintomi, questi, confusi con quelli depressivi, per cui spesso gli vengono prescritti gli antidepressivi.

Il dubbio socializzato e la delega patologica

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Per fuggire alle sofferenze generate dai dubbi, le persone possono affidarsi agli altri, delegando a chi gli sta accanto, le scelte da fare. Esistono diverse tipologie di delega:

1) Per complicazione: è il caso tipico delle persone che devono fare scelte, giudicate troppo difficili, per cui, si rivolgono ad un esperto, per sciogliere il quesito. In questo modo la persona rende più “economico” il momento della scelta che invece richiederebbe troppe energie. Ne sono un esempio gli ipocondriaci, col loro dubbio di avere una malattia e che chiedono, costantemente, aiuto al dottore. Un altro esempio è quella della persona che deve prendere una decisione, chiede consiglio a qualcuno e si affida a quella scelta. Chi adotta questa modalità comportamentale, però, in questo caso, vive in uno stato di insoddisfazione perché la persona alla quale ha affidato la sua scelta, sceglie, sulla base dei suoi parametri, per cui non è una decisione, che deriva dalle proprie aspettative, dai propri desideri.

Altri tipi di deleghe

2) Democratica: è il caso del genitore che delega, al figlio, che non ha ancora vissuto un’esperienza adeguata, per poter essere in grado di scegliere in maniera responsabile, una scelta importante. Apparentemente il genitore che usa questa modalità relazionale può sembrare democratico, ma in realtà, sotto le vesti di una finta democrazia, delega le scelte importanti al figlio e perde, agli occhi di quest’ultimo, l’autorevolezza di cui necessita per una crescita equilibrata. Nei momenti di difficoltà del figlio, può capitare, in questi casi, che questo, non ricerchi l’aiuto del genitore dal momento che non viene visto come figura affidabile.

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3) Per incapacità: sono quelle persone che dicono di non essere in grado di fare le cose e chiedono agli altri di farle al posto loro. Si tratta di coloro che, nel momento in cui devono affrontare una situazione, tendono a delegare all’altro (per esempio la richiesta di aiuto del fobico). A lungo andare questa modalità finisce col minare la loro autostima. Un esempio è, nel disturbo ossessivo-compulsivo, quando la persona che coinvolge l’altro nell’esecuzione del rituale o quando cerca rassicurazioni continue (“mi sono contaminato o no? Ho fatto bene oppure ho fatto male?”).

Secondo l’approccio strategico, un modo funzionale per interrompere il circolo vizioso del dubbio patologico, consiste, innanzitutto, nell’evitare di fornire spiegazioni rassicuranti, dal momento che in questo modo si finirebbe col ricreare, insieme al paziente, il meccanismo della delega.

BIBLIOGRAFIA

  • Nardone G., De Santis G., Cogito ergo soffro, Ponte alle Grazie

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Dott.ssa Simona Lauri - Psicologa Milano

Psicologa Psicoterapeuta e Coach Alimentare at Benessere Pratico
Psicologa e psicoterapeuta breve strategica. Oltre che offrire interventi di psicoterapia breve, mi occupo di coaching alimentare e sportivo.

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